Spari d'inchiostro


mercoledì, novembre 11, 2009

Differenze

hieronymus bosch

Ah… i comics talks…

Sono finiti anche stavolta e, come sempre, mi riprometto di non rifarli più. Lucca, nei giorni dei ‘omics, mi crea disagio. E non è, come credevo, colpa dei cosplayer. Ho scoperto che mi fanno tenerezza e, quando si mescolano alle streghe e ai fantasmi del “trick or treat”, mi divertono anche. Dovrei imparare a evitare la premiazione e tutti quelli capaci di parlare solo di fumetti

So che, detto da uno che ti ammorba da un blog chiamato sparidinchiostro, suona strano. Ma a me dei fumetti importa pochissimo: mi interessano le storie raccontate mescolando parole e immagini, costruzione su pagina, stereotipi iconici, ritmo visivo, ecc ecc… Mi sembra, te l’ho già detto, che le storie a fumetti siano uno strumento straordinario per raccontare il mondo. Ma del fumetto, come sistema unitario e autoconsistente, non me ne potrebbe importare di meno.

Un’amica che se ne intende, e molto, di scrittori italiani contemporanei, vedendo le serate dello Streep, si chiedeva come mai gli autori di fumetto fossero così bravi a raccontare il loro mestiere mentre le patrie lettere sono in mano a un drappello di signori inconsapevoli. Si tratta, è chiaro, di due generalizzazioni un po’ estreme, ma con un calice di vino in mano si tende a semplificare e a concentrarsi sull’arco centrale della gaussiana, tranciando i margini.

Ho pensato un po’ a quanto detto dalla mia amica e ho deciso che, accettando la semplificazione, questa affermazione è vera per la natura del mestiere di chi “mette in pagina” una storia. Fare fumetto (o anche racconto illustrato in modo consapevole) ha certamente a che fare con il disegno, il cinema, il teatro e un sacco di altri strumenti del comunicare, ma anche, e soprattutto, con la cartografia: la disposizione di simboli su un piano al fine di raccontare posizioni, spostamenti e itinerari.

Però è comunque una semplificazione.

Durante l’ultimo dei comics talks, quello dedicato alla costruzione delle pagine e alla progettazione del movimento dell’occhio del lettore, Mario Gomboli, che è il direttore editoriale di Astorina ed è un signore molto consapevole del suo mestiere, raccontava di come in Diabolik i colpi di scena debbano capitare sempre in pagina pari (quella di sinistra). Questo perché la disposizione degli spazi è estremamente controllata e si possono avere, al massimo, 5 vignette sulla doppia pagina, in spazi fissati e noti agli autori e ai lettori. Quindi, diceva Gomboli, quando ci si accorge che un pezzo della storia che si sta realizzando (in qualunque fase essa sia, dalla sceneggiatura alla pagina già inchiostrata) non funziona, è necessario modificare, o eliminare o aggiungere, sempre coppie di pagine.

A questa affermazione, Davide Reviati, che è l’autore di Morti di Sonno e di Dimenticare Tienanmen, è un po’ trasalito. Per costruire i suoi ultimi libri, il ravennate ha operato una strana tecnica, spostando frammenti di storia all’interno del libro, alla ricerca dei giusti equilibri. In alcuni casi, spostare sequenze di pagine lo ha costretto a rilavorare le singole pagine, aggiungendo o rimuovendo elementi, per ritrovare il racconto. Dopo le parole di Gomboli, Reviati ha aggiunto: “Certo. Però a volte ti accorgi che la rimozione di una sola pagina sconquassa la struttura di lettura che volevi dare al libro e scopri che le nuove coppie di pagine che hai creato casualmente funzionano molto meglio”.

Ecco. Questo è ciò che cerco nel fumetto: mappe che, quando le sposti su nuovi territori, continuano a raccontati itinerari. Ma, essendo una delle mie ossessioni, ne riparliamo sicuramente




Come eroe di carta sai che gli spari d'inchiostro non piangono morti ma portano guai