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Spari d'inchiostro
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lunedì, giugno 01, 2009 Lapalisse: banalità chiama banalità
![]() 1. In casa ho delle immagini fisse appese alla parete. Sono stampe, illustrazioni, quadri di gusto discutibile e locandine. Le guardo e mi sento a casa. Fanno parte del mio ambiente. 2. In casa ho dei libri. Sono oggetti di carta, stampati e legati, che tengo tre le mani per leggere e guardare storie. Storie immobili, impresse sulla superficie quasi sempre bianca della pagina. Parole, disegni, fotografie, grafici, … Li guardo e spesso li traduco in senso. 3. In casa ho anche dei dischi. Li infilo in un lettore, che è una macchina che decodifica le informazioni in essi contenuti, e ascolto musica, vedo film, gioco, a volta leggo parole e guardo immagini ferme. Ormai i dischi in casa mia sono fitti di soli contenuti digitali. C’è stato un tempo in cui avevo anche dischi neri di vinile nei cui solchi nerissimi giacevano informazioni analogiche (di analogico in casa, oggi, ho ancora i rubinetti e poco altro). 4. In casa, appiccicati ai lettori di supporti digitali, ho radio e tv. Li sintonizzo su qualche canale e ricevo messaggi video e/o audio centralmente distribuiti. Su quei segnali posso farci poco. Posso cambiare il volume, la luminosità e il contrasto. Posso anche, come atto di estremo dispregio, interromperli, sostituendoli eventualmente con altri segnali. Anche in rapida sequenza. Millenni di evoluzione mi hanno dotato di pollice opponibile da muovere rapidamente sulla tastiera del telecomando. 5. In casa ho un calcolatore (più di uno, in realtà) appiccicato a una connessione a larga banda. Nel mio PC posso vedere immagini, leggere parole, guardare filmati, giocare, ascoltare suoni. Le informazioni che metabolizzo, tramite il mio calcolatore, possono essere in un disco nascosto dentro il suo corpo nero di macchina oppure in un'altra macchina, potenzialmente assai distante, da cui ricevo un rivolo, auspico continuo, di dati. 6. I dati, i messaggi, le informazioni, le storie che fruisco e cui contribuisco vengono convenzionalmente chiamati contenuti. Viaggiano in accordo a protocolli meraviglioso che ormai do per scontati e poggiano su paradigmi d’uso, di generazione e di distribuzione che sono parte integrante della rete. Semplificando con il coltello da salame a grana grossa, sopra le infrastrutture, c’è tecnologia che si riferisce a come si reperiscono le informazioni (URI, UNICODE, XML, RDF e tutto quello che verrà), a come si codificano e si comprimono (eseguibili, MPEG, ecc ecc) e a come distribuiscono (streeming, peer-to-peer, …). Ci sono poi i modi di produzione dei contenuti che possono essere centralizzati (con un autore unico e identificabile) o distribuiti (e là ce ne sono tanti, al punto che è emersa una parola paradossale che a me piace molto: crowdsourcing). Poi c’è l’impianto legislativo che governa le regole d’uso dei contenuti: cose che regolano l’utilizzo, la riproducibilità, la derivazione, … Si parla di DRM e. più sensatamente, di creative common. (Tutte le correzioni e le integrazioni sono benvenute…. Mi rendo conto di essere su un blog e non su una wiki - e infatti mi assumo la responsabilità delle vaccate che dico – ma anche qui ci sono i commenti e qualcosa ci si può fare). 7. I contenuti in sé non sono nulla. Il senso profondo della rete sta altrove. Una massa indistinta di persone che genera contenuti produce un sacco di merda. L’opulenza, lo sai, genera pattume: le discariche sono una necessità delle città. Il bello, l’utile, il necessario si annidano in una percentuale minuscola di contenuti. Essendo la rete strapiena di informazioni, le cose che vorremmo e dovremmo conoscere sono comunque tantissime. Ma, come diceva Troisi, io sono uno che legge e loro sono milioni che scrivono. 8. Il senso profondo della rete, lo dice la parola stessa, sta nel reticolo, nello gnommero, negli incroci; sta tutto in quelle paroline sottolineate e di un altro colore che cambiano la forma al puntatore del mouse quando ci passa sopra: i link. 9.Il problema allora si sposta altrove. Qua sopra ci sono link a robe toste e importanti e link a stronzate emerite (questo stesso post ricade nella seconda categoria), link a cose pertinenti e link sciocchini messi là per scherzo. E, allora, come si fa a tributare rilevanze (autorevolezza) a un link e - conseguentemente - al contenuto a esso connesso? |
Come eroe di carta sai
che gli spari d'inchiostro
non piangono morti
ma portano guai |