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Spari d'inchiostro
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martedì, settembre 23, 2008 Occhio che a giorni esce. I pezzi noti e quelli che si sono visti in giro sono molto belli. E', in questo momento, il libro che aspetto con più ansia.
venerdì, settembre 19, 2008 giovedì, settembre 18, 2008 Scarti
![]() 1. Caro autore, quello che ci sottoponi è un prodotto inadeguato alla nostra casa editrice. Con questo non voglio mettere in dubbio le tue capacità. Sono certo che, impegnandoti, puoi fare di meglio. E sono altrettanto certo che, così facendo, riuscirai a pubblicare – anche sotto la nostra etichetta – i tuoi lavori e a non fare perdere tempo alle persone che in questa azienda lavorano e, soprattutto, ai lettori dei nostri prodotti. Quei lettori che sono il nostro più grande valore e della cui intelligenza non possiamo che avere il massimo rispetto. In attesa della tua prossima proposta, ti auguro buon lavoro. Con affetto. Firma 2. Scrivere una lettera di rifiuto, fermo e deciso, non è difficile. Forse non sono stato particolarmente attento alla sensibilità dell’autore, ma non ci ho messo più di cinque minuti. Si può fare! 3. Ho letto “Dylan Dog color fest”, #2. Dovrebbe essere l’appunto di lettura 013. Istruttivo. 4. E poi c’è quest’ultima storia, fatta da Gualdoni e De Angelis. SI chiama “L’inferno in terra”. La devi leggere. 5. E’ così melensa, retorica, qualunquista, gretta, ideologica, facilona, stupida, populista, demagogica (e sto tirando il freno sugli aggettivi) da fallire anche l’obiettivo di essere offensiva per il lettore. 6. Quella storia, quella singola storia, è una ferita aperta nelle carni cartacee della Bonelli. Perché non sta a sottolineare l’incapacità di uno sceneggiatore (che – per altro – fa il suo mestiere seguendo pedissequamente le regole di genere e gli stilemi della casa editrice), ma la pochezza di una catena decisionale in cui nessuno si è tirato indietro o ha fermato quell’obbrobrio. Non lo hanno fatto: il disegnatore, il colorista, il curatore di testata, l’inventore del personaggio, il capo redattore centrale, l’editore. E ogni volta che la storia, come un salmone, risaliva l’organigramma, la colpa si faceva più grande. 7. Oggi, Sergio Bonelli è l’uomo che ha edito “L’inferno in terra” di Gualdoni e De Angelis. Vergognoso. mercoledì, settembre 17, 2008 Inaccettabile
![]() Tito Faraci dice che il fumetto si fa con gli scarti. Non sono d'accordo. Ce ne diciamo quattro. QUI martedì, settembre 16, 2008 Appunti di lettura
![]() 010. Gamurakan di Yoji Fukuyama (Coconino). Fino a qualche tempo fa era uno dei pochissimi titoli Coconino che non avessi acquistato. L’ho preso adesso approfittando della sua presenza nei remainders. Quella copertina rossa con mostriciattole dagli occhi tondi che svolazzano mostrandomi le tette gridava: “Sta’ lontano! E’ una vaccata! Non ti piacerà!”. Vedere il libro sullo scaffale a prezzo contenutissimo mi ha fatto sospettare che potessi sbagliarmi. L’ho comprato. Non mi sbagliavo. Ascolta la voce delle mostriciattole svolazzanti. 011. Tra il 1990 e il 1991 è uscito “Horror” (Comic art). Era una rivistina pregevlissima dalla linea editoriale molto semplice (pubblichiamo i titoli vertigo e le cose a fumetti tratte da clive barker… se avanza spazio riempiamo con racconti brevi estratti da dove capita). La leggevo con piacere e ritrovarmela in mano mi ha fatto bene. Bello l’ingenuissimo Swamp Thing di Wrightson e l’Hellblazer in bianco e nero (a proposito la mia rilettura è andata avanti … dopo che se ne va Ridgway, la serie si sgonfia e resta solo il verbosissimo Delano) Fichissimi soprattutto i raccontini: Attilio Micheluzzi made in USA; Alex Toth asciuttissimo e tutto da guardare; Rand Holmes a pioggia, Basil Wolverton che riscrive (non so quanto consapevolmente) Olympia di Hoffmann, c’è perfino un remake – fatto da John Bolton – del celebre racconto creepy del licantropo a caccia di vampiri per debellare la concorrenza… 012. Cenere di Tonino Guerra e Lorenzo Mattotti (metro libri): Qualche tempo fa ho fatto una lunga chiacchierata con Paolo Cesari. Volevo intervistarlo sull’esperienza della “Dolce Vita” (una rivista molto bella) per le nubi. Poi la chiacchierata è stata così lunga che non sono mai neanche riuscito a sbobinarla (figuriamoci editarla). A un certo punto Paolo mi raccontava di questo tentativo di fondere nel, modo più efficace, parole, immagini e grafica. Un tentativo che era culminato nell’incontro tra Tonino Guerra e Lorenzo Mattotti. Pare che i due si stimassero tantissimo e che l’opportunità di farli incrociare sulla pagina fosse ghiottissima. Grande la perplessità quando, uno di fronte all’altro, i due hanno iniziato a studiarsi con l’approccio di chi si aspetta un servizio. “Guarda. Io ho queste parole/immagini. Dovresti fare delle immagini/parole che ci stanno bene insieme”. Un fallimento, insomma. Il libro fatto da MetroLibri (un’etichetta poi confluita nella Granata Press di Luigi Bernardi) raccoglie quell’esperienza in un volume. E’ la prima (e credo unica) uscita di una collana chiamata “Parole e immagini” e che si propone di “coniugare la grande tradizione del libro illustrato alla moderna cultura del pocket” (Me’cojoni!!) Stupefacente come questo volume riesca a coniugare il fallimento dell’esperimento della dolce vita con un nuovo e ulteriore fallimento. Il libro è “di Tonino Guerra” con “disegni di Lorenzo Mattoti”. Belle parole. Belle immagini. Ma non si servono. postato da sparidinchiostro alle 18:30 | link | commenti
tonino guerra, lorenzo mattotti, yoji fukuyama venerdì, settembre 12, 2008 Lei non sa chi sono io
![]() Sessione d’esame. Scritto. L’aula è stipata di studenti. Il burocrate che pretende di essere chiamato professore getta sguardi carichi di disprezzo tra i banchi. E’ stato chiarissimo. Non sarà accettato alcun compito consegnato dopo le 10.00. A pochi minuti dalla conclusione dell’esame, gli studenti iniziano ad appoggiare il proprio compito sui fogli appoggiati sulla cattedra da quelli più preparati (o più dotati, o più fortunati). Man mano che il tempo passa, gli studenti dapprima si assiepano attorno al tavolo. Poi la folla, naturalmente, si compone e assume la forma di fila. Il burocrate scruta la fila arcigno. Con occhi sottili. I ragazzi sono tanti. La pigna di compiti diventa imponente. Correggerli sarà un lavoraccio. E quegli occhi diventano sempre più sottili. Lo sguardo corre dai ragazzi all’orologio. TAC! L’uno si sostituisce a uno degli zero sull’orologio, donando al quadro grazia palindromica: 10:01 Quasi all’unisono con quel suono, il burocrate guarda gli ultimi ragazzi. “Beh… siete in ritardo!”, sibila, “Ci vediamo alla prossima sessione”. Il primo della fila strabuzza gli occhi incredulo. Poi si riprende. Furbetto, guarda il burocrate e, sicuro, esclama: “Lei non sa chi sono io?” L’uomo si indispettisce, ma contiene l’impulso alla rabbia. Cerca una modulazione sarcastica: “E’ vero. Non lo so. Chi è lei?” “Bene”, dice il ragazzo. Poi, rapidissimo, spacca il mazzo dei compiti e lascia che il suo ci scorra in mezzo. Si gira e, rapido, si allontana. martedì, settembre 09, 2008 Coconino county
![]() Riemergo dal libraccio dove ho visto una distesa di libri coconino. Una cinquantina di titoli, ordinatamente impignati, venduti al 50% del prezzo di copertina. C'è di tutto: Baru, Cadelo, Montellier, Mazzucchelli, Elfo, Boilet, Oda, Sturm, Munoz e Sampayo, Hanawa, Takayama, Huizenga, Loustal, Jori, Marti, Mezzo - Pirus, Tezuka, Park Kun-Woong - Chun Eon-Yong, Macola, Kikuo Johnson, Staino, Seth, Maruo, Tardi, Fukuyama, Tatsumi Due cose: 1. hai la possibilità di recuperare alcune cose meravigliose a prezzo contenuto (io ho preso un paio di volumi di Maruo che avevo ignorato alla loro uscita) 2. i titoli e gli autori che le case editrici mandano nel circuito dei remainders ci raccontano cose interessanti sulle case editrici e sul loro pubblico: forse anche da questa informazione dovremmo tratte conclusioni. PIERO CIAMPI - Adius
lunedì, settembre 08, 2008 Appunti di lettura
![]() 007. Nexus di Mike Baron e Steve Rude (Bottero). E’ stata una sorpresa enorme scoprire un libro che merita di essere letto sotto una delle etichette che considero tra le più bolse o (in un caso: Usagi) dannose nel mercato patrio. Peccato ci sia un apparato redazionale: mi costa fatica ignorarlo. Ne è uscito un secondo volume che confeerma la tendenza anomala. 008. Quattro dita di Rich Kolowski (Proglo). Avevo grandi aspettative e mi sono infranto contro il lavoro autoreferenziale di un appassionato di cartoni animali. Mi ha un po’ deluso. 009. Zark! Le tavole narranti (Editori del grifo). Mi si accovaccia sulle ginocchia il catalogo di una mostra allestita a Jesi nel 1985. Non è un oggetto eccezionale e lo si potrebbe lasciare comodamente adagiato nel dimenticatoio, non fosse che mi ricorda la presenza di autori scomparsi o sgonfiatisi. Carpinteri era grandissimo (ho sofferto tantissimo vedendo – un paio d’anni fa – un brutto fumetto per bambini apparso su Baribal, testata fortunatamente scomparsa presto). Ghermandi era bravissima già allora. Baldazzini raccontava cose che potevo leggere senza sbadigliare (ora è prigioniero del proprio ipotrofico immaginario erotico). Scozzari aveva voglia di raccontare (che triste vederlo su XL, insertone cadaverico dedicato alla salma di Pazienza). |
Come eroe di carta sai
che gli spari d'inchiostro
non piangono morti
ma portano guai |