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Spari d'inchiostro
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mercoledì, dicembre 26, 2007 Ce l’ho fatta
![]() Tra spallate e imprecazioni sono riuscito a riemergere dalla bolgia che intasa strade e case. Ora, e fino a quando non sarà tutto finito, mi serro in casa, dispongo i sacchi di sabbia sulle finestre e carico il fucile a sale grosso. Qui coccolo moglie e figli, ascolto i miei dischi, leggo e scribacchio. Però, siccome le feste finiscono presto e dal 27 puoi mettere nuovamente piede in libreria, ti consiglio qualche libro per goderti di più le vacanze.
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paolo bacilieri, jack kirby, harvey kurtzman, john berger, peter newell, piergiorgio bellocchio venerdì, dicembre 21, 2007 martedì, dicembre 18, 2007 Garage ermetico
![]() Il garage ermetico, lo sai, è una trasmissione radiofonica che parla di fumetti. Quando Laura mi ha chiesto di fare una chiacchierata al telefono per parlare delle nubi, ho detto chiaramente e subito: “Sì!” (ché tanto all'ego ipertrofico non si può mica comandare). Si tratta di un’intervista che dura cinque minuti e che ha un solo difetto: non rappresenta pienamente le nubi. 5 minuti di chiacchiere solo mie non possono raccontare tutto quel giornaletto. Per raccontare Nubi, come si sarebbe dovuto, servivano 2 minuti e mezzo miei e due minuti e mezzo di quell'altro. I suoi però dovevano essere ascoltati all'inverso. in questo modo diventerebbe finalmente chiaro perché spesso non si capisce nulla di quello che dice borisbattaglia: le sue sono, con ogni evidenza, invocazioni a satana! L’intervista è andata in onda nell’ottava puntata del garage. Qui il link diretto all’mp3. venerdì, dicembre 14, 2007 Per gli uomini
![]() “Per gli uomini contano solo sue cose: la dimensione dei loro ideali e la dimensione del loro uccello” dice Nina in Guardami, film di Davide Ferrario che continuo a reputare mediocre ma che si rifiuta di abbandonarmi. E questa osservazione della porno attrice di fronte alla morte – Nina, appunto – è vera anche per le donne. Incontro Stefano sul treno. Due o tre volte. Siamo stati compagni di classe al liceo e poi non ci siamo rivisti per quasi vent'anni. L’ultima volta che l’ho visto, un mese fa, mi ha parlato di una rimpatriata della quinta E. Avevo una buona scusa e ho rifiutato (usciva Patrizia o dovevo vedermi con degli amici, non ricordo). Però ci siamo scambiati i numeri di telefono e gli indirizzi mail. Non ho mai amato la scuola e ho rimosso l’idea di me durante quei cinque anni a Saronno. Ero una persona diversa, mi illudo. Un ragazzo con cui, oggi, non ho più nulla a che vedere. Timido, aggressivo, antipatico (beh… alla fine qualcosa ti resta sempre attaccata addosso). Un adolescente, insomma. Sono passati vent’anni dai miei esami di maturità e oggi mi trovo coinvolto in una chiacchierata mail con questi sconosciuti che, un tempo, furono miei compagni di classe. Leggo il tono scherzoso con sui si cerca di tornare in sintonia e non so cosa dire. Non li conosco e loro non conoscono me. Sono donne e uomini diversi. E anch’io, del resto, sono un altro uomo. Allora faccio il consulente e riempio il vuoto con un trucco. Lo sai, mi viene naturale. Dichiaro scopertamente il mio imbarazzo. Dico di sentirmi come Capitan America riemerso dai ghiacci dopo vent’anni di ibernazione. Dico che il mondo è cambiato e, allora, è necessario che mi presenti. Le solite tre informazioni: il mestiere di consulente, la moglie e i due figli, l’amore per le storie con le figure. Da quel momento, in molti decidono di presentarsi a loro volta. Ed è l’esibizione dell’ego. Facciamo a chi ce l’ha più grosso. E volano paroloni e aggettivi innumerevoli per definire mestieri, vite e famiglie. martedì, dicembre 11, 2007 CVD
![]() Posso dimostrare con tranquillità tre cose. 1. La teoria di Alessandro & Giuliano fa acqua da tutte le parti. Non è vero che un blog lo si va a leggere tutti i giorni e se non ci appare qualcosa di nuovo frequentemente non lo si va a vedere più. In questi giorni ho scritto con costanza e i numeri parlano chiaro. 2. Le cose più interessanti di questo blog accadono nella finestra dei commenti. Se non ne sei lettore abituale, ti stai perdendo i consigli di lettura di Cerebroleso. Nonostante le apparenze quel tipo è affidabilissimo. Nella finestrella qua sotto scrive: David Wiesner è un genio Tuesday è un capolavoro Flotsam è bellissimo e l'unica cosa dei suoi picture books che non le vengono perfette sono le copertine Anthony Browne è un genio Voices in the park è un capolavoro Zoo è straordinario ancora facendovi le seghe con ottoseibold garybaseman e cagate simile? mi fate ridere cerebroleso ps, alla milano libri c'è un alice nel paese fatto da ottoseibold che è il più brutto popup dai tempi della torre di babel 3. Sono circondato da una banda di bastardi. Uno mi scrive in mail: in questa antologia della scapigliatura milanese, trovi un racconto oculistico intitolato 'Macchia grigia'; qualsiasi riferimento a sparidinchiostro realmente esistenti non c'entra. domenica, dicembre 09, 2007 Autoreferenziale io?
Mio padre è una cara persona. Pensa che di recente mi ha offerto un box (lontano da dove abito) in cui stipare la carta. In casa non ci stava più nulla e avevo già riempito la cantina (molto asciutta, non temere) di scatoloni. Siccome libri e riviste li conservo perché mi possono servire e non per collezionismo, posso confermare che la ricerca di materiali inscatolati è un inferno. Ho montato degli armadi di metallo nel mio nuovo box e sto iniziando a portarci libri. Vergognandomene, devo confessare che, anche se non affetto da collezionismo, un bel po’ di feticismo cartaceo ce l’ho addosso. Apro le scatole e vengo investito da tonnellate di spazzatura. Va bene, mi dico, sto conservando questa roba perché un giorno potrebbe servirmi. Nella vita non si sa mai e tutto può tornare utile. Un numero speciale di Abitare, uno di Playboy, un’antologia di racconti di fantascienza europea tradotti dall’inglese (compreso Lino Aldani), un fascicoletto con i fumetti rosa di Frank Frazetta, un albo di Baldazzini contenente giochi sulla scorta della settimana enigmistica, una pigna di romanzi di Agatha Christie, vecchi sgt. Kirk, gli Urania di Serge Brussolo, … Là in mezzo sto trovando anche cose bellissime.(non che queste che ho menzionato facciano schifo: mi sono guardato bene dal raccontarti dei peggiori albi marvel dei mutanti - il periodo Inferno degli X-Men in edizione USA! – e dei saggi paccottiglia che – se fossi uno snob doc – avrei già buttato da un pezzo). Se nei prossimi giorni, passando di qua, dovessi trovarmi eccitatissimo per qualcosa di molto vecchio, non stupirti per la mia formidabile memoria: dileggiamo tranquillamente per la mia pochezza umana. mercoledì, dicembre 05, 2007 Prima questione: non hai più voglia di farlo
![]() Non so quale sia il motivo per cui, periodicamente, devo raccontare le motivazioni del blog. A volte ne sento il bisogno, a volte me le chiede qualcuno. Dì un po’, com’è che tu che ti dichiari serio professionista ti ritrovi ad avere un diarietto pubblico da adolescente in ritardo? Ah… Certo che una volta era più bello! Certe litigate nella finestra dei commenti! Mi sa che non hai più voglia di fare il blog. Sei tutto preso da altre cose e quindi lo trascini inutilmente di qua e di là. Non credi sia meglio smetterla? A chi è diretto sto robo? Occhei. Torniamo ai fondamentali. Queste pagine non sono un servizio pubblico. Non sono un luogo dell’informazione. Non sono neanche un salotto della critica… né, tantomeno, uno spazio del dialogo. Mi macero e ci penso, ma è indiscutibilmente così. A Lucca mi è successo di chiacchierare con alcune blogghesse (qui Giulia riferisce del fatto). E durante la ciacola, per altro pubblica, è emerso quanto sia solido l’implicito contratto che si instaura tra blogger e commentatori. E’ un contratto semplice. Prevede solo due obblighi: a) Devo aggiornare frequentemente. b) Devo rispondere a chi commenta. Taccio per giorni e inserisco cose nuove quando ne ho voglia. Rispondo molto di rado. Spesso non ho niente da dire e, quando dico, mi sento un po’ idiota per la pochezza delle mie risposte. E allora perché un blog? Perché ho idee. Perché ho bisogno di scriverle (per un paio di ottime ragioni... ma, se non le hai già intuite, te le racconto un'altra volta). Perché la scrittura lenisce il dolore. Temo di averne ancora bisogno. That’s all folks! martedì, dicembre 04, 2007 ![]() Se un bambino, piccolo o grande, mi chiedesse: “Perché mangiamo gli animali?” o “Perché alcune persone sono povere e altre ricche?” o “Cos’è dio?” o “Perché devo andare a scuola?” o “Vuoi bene ai neri quanto ne vuoi ai bianchi?” o “A chi appartiene la terra?” o “Perché esiste qualcosa invece di nulla?” o “Da dove viene dio?”, io mi accorgerei che le mie risposte sono insoddisfacenti, che le spiegazioni che potrei dare sono insufficienti; e, se dicessi “il mio lavoro consiste nel rispondere a domande come queste”, non sarei più in grado di avvalorare una tale affermazione… Forse mi accorgerei allora che le risposte a tali domande non sono affatto conclusioni a cui io sono giunto ma affermazioni convenzionali, che io ho soltanto assimilato. E forse, con ipocrisia, cinismo o prepotenza, potrei tentare di dissimulare questa constatazione. Ma forse, invece, potrei cogliere l’occasione per riflettere sulla mia cultura, chiedendomi perché noi facciamo ciò che facciamo, come siamo giunti al punto in cui siamo… In questo senso, la mia immaginazione filosofica non può non includere il mio linguaggio e la mia vita. Per comprendere l’interpretazione e il valore che io attribuisco agli standard culturali che mi sono stati dati, devo dunque confrontarli con le mie parole e la mia vita. E, allo stesso tempo, devo confrontare le mie parole e la mia vita con la vita che le parole della mia cultura prefigurano per me. Devo confrontare, insomma, la cultura con se stessa, guardando il modo in cui essa si concretizza in me. Questo mi sembra un compito cui si può giustificatamente attribuire il nome di filosofia… E, in questa luce, la filosofia altro non è che la formazione degli adulti. (Stanley Cavell “La riscoperta dell’ordinario”)
lunedì, dicembre 03, 2007 Amo Marco Belpoliti. Veramente. E voglio dichiararmi.
![]() Marco carissimo, non ti dispiace se ti do del tu, vero? Non ci conosciamo. O meglio: tu non mi conosci. Io, invece, ti conosco perché leggo sistematicamente i tuoi pezzi sugli inserti dei libri dei quotidiani. Già, perché sono un lettore snob. Uno di quelli che comprano i quotidiani nei giorni dell’inserto. Hai presente? Il sabato la stampa, repubblica, manifesto, foglio; la domenica sole24ore e liberazione, il lunedì l’unità… Sono così tanto snob che mi permetto di leggiucchiarli in fretta. Getto una rapida occhiata ai titoli e ai nomi degli autori e decido se è o meno il caso di leggere quegli articoli. Di solito leggo se mi interessa l’argomento o se mi fido della firma sotto il titolo. Chiaramente le due opzioni non sono in alternativa (un devoto dell’algebra di Boole direbbe che quell’OR non è esclusivo), però devo ammettere che i tuoi articoli li leggo sempre perché parli con sistematicità di temi che mi interessano. Tutte le settimane. Su vari inserti e riviste. Perché sei un presenzialista della scrittura. Fiumi di parole si riversano dalla tua tastiera direttamente sulle pagine dei quotidiani e io sono ammirato dalla tua produttività e dalla tua capacità di cogliere gli argomenti che mi interessano. Veramente. Poi quegli articoli li leggo. E, allora, capisco di amarti. Alla lettura di un tuo pezzo, con una sistematicità quasi disarmante, mi ritrovo di fronte a un dubbio profondo. Non ho ancora deciso. Veramente. Non so. Mi chiedo, sempre: “E’ lui che non ha capito e non sa di cosa parla oppure quel libro (quel tema/ quell’evento), apparentemente interessantissimo, è la pochezza che mi sta raccontando con la sua capacità di coglierne gli aspetti più banali e soporiferi?” E di fronte a questo dubbio, capitolo. E rinuncio alla lettura di un libro, alla visita a una mostra, alla ricerca di informazioni attorno a un tema. E, così, risparmio un sacco di denaro e di tempo. Veramente. Ti amo. Grazie. Un abbraccio Paolo PS: Gli unici libri di cui parli e che poi ho voglia di comprare e di leggere sono quelli che stronchi. Ma si tratta di eventi così rari che l’investimento è realmente esiguo e modesto. Graziancora. domenica, dicembre 02, 2007 A&G
![]() Alessandro e Giuliano sono seduti sul divano. La bottiglia di calvados ha preso il posto di quella di rosso di Montalcino il cui contenuto in breve tempo è stato riversato prima in una brocca (inadeguata, mi fanno notare), poi nei bicchieri e infine nei nostri corpi (no, quell’infine è una bugia: ma né io né tu abbiamo voglia di pensare ai processi metabolici che hanno trasformato quel liquido rosso e odoroso, dopo la sua ingestione). Sono rilassato. Parlo e straparlo, come sempre. Ascolto anche. Ma sono lento. Mi rendo conto di tre cose: a) Sto bevendo del rosso per la prima volta da anni. Sono convinto che ne pagherò le conseguenze (maledetta cervicale!). Invece il mattino dopo avrò una piacevolissima sorpresa. b) Non sono compatibile col calvados. Lo trovo semplicemente imbevibile (ma in casa me ne è rimasta una bottiglia e posso cercare di guarire). c) I miei amici sono la mia coscienza. Hai presente quando nei cartoni animati disneyani sulle spalle di Paperino compaiono l’angioletto e il diavoletto? Proprio così. Ma senza angeli. Ci sono verità che rifiuto (anche quando ci penso frequentemente). Di solito le liquido come poco importanti. Poi mi ritrovo a chiacchierare con gli amici e queste verità riemergono. Però non le sto pensando io, vengono dalla bocca di qualcun altro. Non è bello. Se la coscienza parla (e quel che dice poi ronza nella testa) tocca pensarci. Ecco i temi: 1. Guarda che sul tuo blog ci andiamo solo perché ti vogliamo bene. Dopo che vai in un blog per tre giorni di fila e non ci trovi aggiornamenti, smetti semplicemente di passarci. (Maddài! Ci sono i feed rss! Ce l’avrai un cazzo di feed reader!) Sì, ma non me ne frega niente. I blog si devono leggere col browser. Mica sei fantagraphics che fa la newsletter della casa editrice. (Hmmm…) Dillo ti sei rotto i coglioni. Non hai più voglia di farlo. Sei tutto preso da altre cose. 2. Ho letto la tua intervista su flashfumetto. Sei veramente il principe dell'ellissi e dell’anacoluto. (Uh?? Non lo so se ho capito. Mi stai dicendo che sono un paraculo?) … sì. Denunci la povertà di pensiero attorno al fumetto ed evidenzi che il proprietario di un blog marginale viene invitato nei templi della cultura… Ma poi ‘sti templi li enumeri tutti. (Ah.) Ma si sa che sei un fottuto egomaniaco. 3. Ma ti rendi conto che c’è stato un momento in cui all’esterno tu eri percepito come l’ideologo di Coconino? (Maccheccazz… E perché mai?) E’ stato quando hai scritto le prefazioni per i libri con Repubblica. (cosa vuol dire? Erano prefazioni…) Quei dieci articoli sono stati l’unico vero momento di quadro ideologico di quella casa editrice. (Non dire caxzate! Igort, nel bene e nel male, dichiara sempre con estrema frontalità le scelte estetiche ed editoriali della casa editrice. La sua direzione editoriale è un quadro di posizionamento ideologico e culturale fortissimo.) Vero. Ma poi tu sei arrivato dall’esterno e, con dieci articoli, hai disegnato un quadro che consentiva di percepire motivazioni per la collana e per la casa editrice. Lo diceva finanche un “critico”. Hai detto anche cose che non credevi. (Non è vero. Quei dieci libri sono un bel progetto. Ci sono cose diversissime. Ci sono storie brevi – clowes e mazzucchelli –, ci sono oggetti nati per il formato tankobon – baru –, ci sono slbum bd – la trilogia inglese –, c’è addirittura Mattotti che con quella roba indicata come graphic novel non c’entra un cazzo e c’è un solo li, e c’è solo un libro brutto, Blankets!) Tutto vero. Ma tu hai detto “un altro fumetto è possibile”, quasi a voler escludere tutti gli altri. (Quello è un titolo bellissimo. Riconoscilo! L’aver usato un articolo indeterminativo non mi scagiona dall’accusa?) No. Versami il vino che con ‘sta cazzo di brocca rischio di sporcare dappertutto. Su questi temi ci torno. Su tutti. |
Come eroe di carta sai
che gli spari d'inchiostro
non piangono morti
ma portano guai |