Spari d'inchiostro


mercoledì, novembre 28, 2007

Uno, due, tre e quattro

Il cubo di Hellraiser di Clive Barker

Mi ritrovo in ufficio, con il culo appiccicato alla sedia ed è troppo presto. Ho il metabolismo da ghiro in inverno e amerei dormire 20 ore al giorno. Non ci riesco proprio (e, ringraziami, ti risparmio le sfighe che me lo impediscono).
Però non riesco a essere presente nei miei soliti spazi come vorrei.
E allora, pur di darti un cenno della mia presenza su questa paginetta, la sfango con il solito trucco dei consigli di lettura/ascolto/fruizione.

1. Un fumetto che devi assolutamente leggere è Cronachette di Giacomo Nanni. Oh… Al di là del fatto che la storia del gatto mi ha emozionato un casino (e per mesi, perché ho iniziato a leggerla in varie forme e formati nel blog di Nanni e nei posti in cui si è infilato), leggere tutto insieme ‘sto librone di 300 pagine e più (360 credo) è proprio bello. Sto cercando di capire quali siano i motivi che mi spingono ad affiancarlo a Here di McGuire e a molto Chris Ware. Credo di essere arrivato a un punto. E, se ci riesco, ne scrivo sul prossimo Nubi (che si farà, anche se non mi hai detto cosa te n’è parso del secondo… ci tenevo).

2. Ho visto un film natalizio. Uno di quelli alla Natale sulla 42° strada. Hai presente? Si chiama Tokyo Godfathers e il regista è l’otomiano Satoshi Kon. A parte il fatto che mi è toccato spiegare a Chiara e Davide cosa è un omosessuale e perché dei genitori possono essere così malvagi da buttare via un bambino, il film ci è piaciuto tantissimo.Non cercarlo in TV.

3. Sto leggendo Sul disegnare di John Berger (libri Scheiwiller). Quell’uomo mi commuove sempre. Domenica prossima, Berger è a Milano, alla casa della cultura, e chiacchiera con la sua traduttrice Maria Nadotti. Per orario e indirizzo preciso, usa un motore di ricerca (Quando scopri l'orario, fammi sapere: non sono riuscito a trovarlo).

4. Se riesco, al mattino, ascolto Melog di Gianluca Nicoletti (hai presente? lui è il cielloide che conduceva golem - e sulla cui cacciata girano leggende interessanti... uff... va sempre a finire a pettegolezzi... - e la sigla è “little boxes on the hillside little boxes made of ticky tacky…”). Mi diverte molto. Se solo il conduttore condividesse lo stesso codice linguistico dei suoi ascoltatori… (stamattina per dire che aveva vissuto un’esperienza paragonabile a quella di chi si cala un acido - specificando chiaramente che la sua era solo una supposizione e, pur non condannando quel comportamento, lui non poteva saperlo perché non l’aveva mai fatto – ha usato un milione di parole parlando di “assunzione di sostanze psicotrope che inducono stati allucinogeni”, “stigmatizzazione di comportamenti non censurabili perché ascrivibili alla sfera delle scelte individuali” e via dicendo… Una mattina gli ho sentito usare la locuzione “smartellamento di gonadi”, giuro!).
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giovedì, novembre 22, 2007

Se ti capita di passare spesso da queste parte, se sei un lettore di questa mia paginetta, sai molte cose di me. Sai delle mie passioni e delle mie ossessioni, della mia famiglia, del mio lavoro e del mio stato di salute. Ma non è tutto. Perché non ti ho mai raccontato…

IL SEGRETO PIU’ OSCURO



Succede che mi lasci ossessionare dalle idee. A un certo punto mi concentro su un punto e inizio a ronzarci attorno. A vuoto e con enorme spreco di energia. Mi consola il sapere che tutto ciò non contribuisce ad accelerare la morte termica del pianeta: l’energia che dilapido è solo mia.
Posso partire da un’idea semplice, quasi un claim (di recente mi è successo con “il fumetto mancato”). Oppure da sistemi più complessi (ma poco più complessi, ché poi mi ci perdo), come nel caso dell’ossessione che mi ronza in questi giorni nel vuoto che conservo con cura tra le orecchie: le trasformazioni subite dalle narrazioni che mescolano parole e immagini a fronte della diffusione massiccia di interazioni ipertestuali.
Siccome sono un incontinente verbale (espressione che preferisco di molto alle terribili “egomaniaco” e “logorroico”), di solito di queste ossessioni ne scrivo anche. E se passi di qua, tu ne leggi.
In mezzo al rumore che riempie le mie giornate, a volte spunta una storia. Non una di quelle che fruisco su uno qualsiasi dei supporti o canali che uso, ma proprio storie nuove (beh, nuove, insomma…) che mi vengono in mente.
Quelle storie mi accompagnano durante i viaggi in macchina (in questo periodo sto muovendomi tra Lombardia ed Emilia con discreta frequenza e il punto d’arrivo è lontano da qualsiasi stazione).
Ecco. Io, quelle storie, non le racconto a nessuno. E siccome ho pochissima memoria di quello che ho scritto o pensato, dopo un po’ quelle storie – fortunatamente – si perdono (ehi! è questo il vero motivo per cui mi dico fallibilista: maturo idee e non ricordo nulla dello stato precedente. Prova a chiedere a qualcuno che abbia cercato di parlare con me di una cosa che avevo detto o scritto un po’ di tempo prima).
Ti racconto la mia storia di ieri. Nulla di che… Di questi tempi, al massimo, se ne potrebbe trarre una miniserie bonelloide.

In un futuro prossimo (diciamo settimana prossima), una società, che per comodità chiamerò metempsicosi.com (dot com), sta sperimentando del software da installare su piattaforma biologica.
La solita storia di “foresta cibernetica dietro l’orecchio destro” di cui ci parlava Gibson in Neuromancer. Innestano uno spinotto in un uomo e gli scaricano del software. Anzi… Siccome il cavo ormai è completamente inutile e obsoleto, usano una connessione wireless.
Questa metempsicosi.com ha sperimentato per un po’ un prodotto che sarebbe potuto diventare rivoluzionario. Si chiama “Anima 2.0” e prevede l’upgrade dei centri etici e spirituali degli umani. Tutti diventano più sensibili verso alcuni temi (che, guarda caso, sono quelli su cui l’opinione pubblica deve essere orientata).
Durante le sperimentazioni è emerso un problema. Tecnicamente si chiama “dipendenza dal target”. L’infrastruttura su cui bisogna scaricare il software (il corpo umano, insomma) è standardizzato solo apparentemente. Le variabili che contribuiscono a rendere un umano diverso dall’altro sono tantissime: una per ciascuna cellula (qua potrebbe partire uno spatafione con lunga spiegazione del teorema di Goedel e del paradosso del gatto di Shroedinger… o come si scrive lui).
Insomma, per farla semplice, l’upgrade agisce in maniera non prevedibile sugli umani e qualcuno diventa anche socialmente pericoloso.
Ecco. La storia prende le mosse da qui. C’è questo tipo (chiamiamolo Mario Rossi) che era un beta tester di “Anima 2.0”. Va in giro per la città e ha alcuni problemi. Perché il suo router neurale wireless è ancora attivo e fa sì che lui si comporti come un qualsiasi fottuto pc wintel (uno di quei robi su cui è installato un sistema operativo Microsoft): di tanto in tanto (e mica in maniera prevedibile) si scarica automaticamente degli upgrade (patch, hot fix, service pack e tuti l’ati sturiellett). A quel punto lui deve fare un reboot (si spegne e si riaccende) e si sveglia con nuove consapevolezze che lo fanno evolvere (mica maturare, lo rendono diverso e mica sempre migliore… perché le sue nuove consapevolezze potrebbero essere non condivisibili).
E poi ci sono degli effetti collaterali: a volte il funzionamento del suo corpo si modifica perché l’upgrade va in conflitto con altre funzionalità già presenti sulla piattaforma; altre volte è molto più lento perché gli è partito un qualche inutile programma che consuma un sacco di risorse, altre volte ancora va in schermo blu…

Che dici: dodici numeri ci vengono, no?

L’abusivo che occupa l’altra metà del mio giornaletto (e che mi impone temi che non ho ancora capito se mi suscitano sbadigli o incazzatura) parla, di là, delle storie. Però stavolta dice una cosa nuova (e che mi sembra modifichi sostanzialmente la posizione che aveva mantenuto fino a ora). Stavolta, se ho ben capito, dice che le storie sono importanti per la forma che un autore gli dà. Capisci?
Questa cosa significa che una storiellina onestamente insulsa come quella che ho snocciolato qua sopra diventerebbe interessante se la raccontassero, chessò Miller o Ortolani.
Veramente, non so.
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martedì, novembre 20, 2007

COPIO

Una telefonata con Michele Ginevra mi pungola su alcuni dei temi attorno ai quali dovremmo pensare per poter continuare a dire in giro che il fumetto ci interessa.

Un post di Andrea Pasini (sul suo blog fumettofilo) mi dà una sferzata.

Ne copio i contenuti qui di seguito. Senza pudore. (scusandrea)

Di seguito lo storyboard della nota sequenza della doccia di Psycho, preso da qui

Doccia Psycho parte 1
Doccia Psycho parte 2
Doccia Psycho Parte 3

A seguire il video da YouTube


lunedì, novembre 19, 2007

Pane ai circensi

Moira Orfei

1. Ieri sono stato trascinato da moglie e figli al circo. Uno di quelli veri: con gli equilibristi, i giocolieri, le fanciulle discinte, i pagliacci e le bestie (con aspetto assai poco feroce) che si comportano in modo strano (contro natura?).
Nessuna tristezza per gli abusi patiti dagli animali, che – te lo confesso – mi sembravano in salute.
Mi sono divertito.
Penso alla vita di questi artisti di strada: camminano sulla corda, ballano, fanno roteare palle e cappelli, puliscono gli animali, cavalcano e montano il tendone.
Professionisti d’ogni cosa, costretti a saper fare tutto: sono capaci di saper fare bene niente.
Un po’ come gli opinionisti…

2. Vabbé. Ho sbagliato. Non è vero che i cosplayer mi danno fastidio.

3. Ora che l’ho detto mi sento già più leggero. Perché mi sentivo un po’ qualunquista. Mi sentivo come quello pronto a fare di tutte le erbe un fascio.

4. Siccome mi succede di trascorrere del tempo in posti dove si tengono dei festival del fumetto (o, meglio, delle fiere, dei mercatoni… dei circhi) sono costretto alla convivenza coatta con un sacco d’altra gente. Ci sono quelli simpatici, quelli antipatici, quelli che non ho ancora capito e quelli di cui non mi frega nulla (la maggior parte).

5.
Quando sono a una di queste fiere di solito sono trafelato per tre motivi: a. mi sento come se fossi in ritardo e io non sono MAI in ritardo; b. sto cercando o sto evitando qualcuno; c. mi sono ricordato di quel libro che dovevo assolutamente comprare. Qualunque sia la situazione mi ritrovo immobilizzato siccome zanzara nell’ambra: non posso essere upsetter.

6. Hai mai ballato durante un concerto reggae? Anche quando si è vicinissimi, i movimenti sono così lenti, che il/la tuo/a vicino/a non lo colpisci mai. Ognuno ha pieno controllo della propria periferia e del proprio spazio vitale. Agli altri giri attorno. Lo ska è judo; il reggae è aikido (il punk invece è muay thai, ma ne parliamo un’altra volta).

7.
Ho una camminata goffa e basculante che però si sposa meravigliosamente col reggae. Quando mi posso muovere come fossi invisibile, sono contentissimo.

8. Torno ai cosplayer. Non è mica vero che mi suscitano tutti fastidio.
Sono un fottuto perbenista e un cosplayer da solo mi mette tristezza. Penso a questo ragazzo (o a questa ragazza) da solo nella sua stanzetta mentre si punge le dita cercando di cucire, senza sformarle, spalline alte 20 cm su una camicina senza maniche . Penso alle raccomandazioni della sua mamma: “sotto quella giacchetta leggera con le nere ali di pipistrello, mettiti la maglia di lana che ormai è novembre”. Mi viene voglia di raccontargli una favola. Perché è un brutto anatroccolo, un individuo che vuole appartenere a una collettività (Beep beep beep beep… Allarme Weltroni! Allarme Weltroni!).

9. Quando non è solo, il cosplayer inizia a darmi un po’ di fastidio. Non ce l’ho con lui. E’ proprio che ho problemi di convivenza con le folle.

10. E parliamo allora di ingombro. Con quel cazzo di spadone, martello, mantello o sterminata truppa di soldati al seguito, il cosplayer è fottutamente ingombrante. In uno spazio piccolo mi infastidisce. Eccome.
Allo stesso modo, mi infastidisce il ragazzetto che si porta dietro un enorme zaino a mo’ di carapace e il collezionista che trascina, con una mano sola (nell’altra ha la mancolista), il suo trolley… A essere onesti, il collezionista mi dà fastidio anche quando non ha il trolley: mi sembra dannoso e deleterio.

11. E’ forse anche questo il motivo per cui le cosplayer poco vestite non mi danno fastidio. Ingombrano pochissimo.
Però mi rendono triste.
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martedì, novembre 13, 2007

la Feltrinelli Librerie Bologna (piazza Ravegnana)
piazza Ravegnana, 1 - 40126 Bologna

Feltrinelli

Libri / Appunti per un canone del fumetto
Giovedì 15 novembre 2007 ore 18 - Bologna
Una conversazione tra Luigi Bernardi e Paolo Interdonato, autore di Spari d’inchiosto. Appunti per un canone del fumetto (Perdisa), per ripercorrere la storia del fumetto, dalle prime grandi opere di McCay, Feininger, Herriman fino ai fenomeni recenti del graphic novel e del reportage a fumetti. Un percorso che contamina bilancio critico e memorie di lettore per definire le tappe salienti, le opere imperdibili, le linee di continuità e i momenti di innovazione di oltre cento anni di comics.
5/9 marzo 2008 – Seconda edizione di BILBOLBUL – Festival internazionale di fumetto.

Immagini lucchesi

lucca dall'alto

Immagina Lucca. Con le sue mura. Con i suoi abitanti. Con i suoi ristoranti, a volte anche ottimi, e i suoi ristoratori, a volte insopportabili.
Immagina Lucca. Con il suo festival finalmente ricondotto nel centro della città e con lo tsunami di folla che si riversa tra quelle alte mura. Con i giocatori, quelli dei games, che mi indispettiscono. Con i cosplayer che continuo a trovare insopportabili. Con i collezionisti con la mancolista nella mano destra e la speranza in fondo al cuore che sono anche peggio.
A Lucca ci sono stato per tre giorni e ne porto a casa immagini che rischiano di diventarmi molto care.

Lo sconforto negli occhi della traduttrice del primo dei comics talks. Ho il sospetto che Brian Talbot e Brian Wood non abbiano capito di che cosa si sia parlato quella sera. Sicuramente il pubblico della sala magnus sta ancora chiedendosi il perché dell’ostinato rifiuto a tradurre le risposte dell’inglese e dell’americano.

Paolo Bacilieri che si guarda attorno tra lo smarrito e il sornione e mi mette di buon umore con la sua sola presenza.

Lo sguardo esasperato di ausonia che mi chiede “Non hai letto PHPC?” e, mentre cerco di sfuggire alla domanda, mi pianta scocciato tra le mani il libro, sfoggiando una sicurezza che mi affascina tantissimo e dicendomi: “Non puoi leggere fumetti nel 2007 se non hai letto PHPC!”

Il “Sono qui per vincere!” di Lorenzo Sartori alla comic battle.

L’aria di casa della self area.

I fumetti di Federica Del Proposto.

Puma dei cani che mi aiuta a fotocopiare Nubi 2 nella versione art attack e Luca Vanzella (self comics) e Andrea Pasini (cani) che, nella self area sotto lo sguardo vigile di Lorenzo Sartori (cani), mi aiutano a montare le fotocopie. Ti rendi conto? Il dilettante della fanzine che viene assistito nell’assemblaggio dai maestri di cerimonia di due delle più importanti realtà dell’autoproduzione italica.

Francesca Ghermandi che è bellissima ed è naturalmente simpatica.

Claudio Calia ed Emiliano Rabuiti che sperimentano una combinazione di birra e campari tutti soddisfatti della scoperta.

Boris Battaglia in incognito, con figlio, moglie e cane, che c’era sempre qualcuno che mi diceva: “ho visto uno col cane che sembrava Boris ma non poteva essere lui: guardava il figlio giocare allo stand della multinazionale del topo”.

La frase ricorrente di Matteo Stefanelli: “scusatemi ma sono afono”.

La stroncatura negatami da Fumo di China che, a firma Fabio Licari, parla bene del mio librino sottolineando di passaggio la mia spocchia.

Le cartoline, distribuite dagli hamelin per promozionare il nuovo festival Bilbolbul, che fanno capire che l’autore cui quest’anno saranno dedicati mostra e convegno è l’immenso Gianni De Luca.

La naturale cazzoneria di Pasquale La Forgia.

La strada basculante su cui pedalavo per tornare all’hotel Napoleon dal Velvet, locale in cui si teneva la festa di self comics e del cui gin tonic ho un po’ abusato.

postato da sparidinchiostro alle 10:35 | link | commenti (44)
lucca


mercoledì, novembre 07, 2007

Un po' me ne vergogno...

un sano vecchio registratore a cassette

Qua c'è una cosa che assomiglia tanto a un'appendice a spari d'inchiostro. L'hanno fatta Claudio e Samantha e io gli voglio già bene...

ah... Chiaramente non è vero che un po' me ne vergogno... Non ne sono capace.

Torno presto per le sintesi lucchesi. Giurin giuretta (tu, nel frattempo, non trattenere il fiato)




Come eroe di carta sai che gli spari d'inchiostro non piangono morti ma portano guai