Spari d'inchiostro


venerdì, settembre 28, 2007

NIOCCO

Gnocco Fritto

L’ho già detto: sono lontano da casa. Sono andato a cena e mi sono nutrito con l’aberrazione alimentare locale: tigelle e gnocco fritto. Non che ne abbia sofferto. Anzi. Durante la notte ho saccheggiato il frigo bar della mia camera (rumorosamente, per restituire il favore al figlio di puttana che fa la doccia strillando come un papero – e nessun Norman Bates a giustiziarlo – prima del sorgere del sole). Poi sono andato in ufficio e ho sgaloppato ininterrottamente fino a percepire un down metabolico. Chiunque abbia provata il brivido della consegna alle 16, conosce la terribile esperienza del panino della macchinetta. Mi ci sono avvicinato, con i miei soldini contati, ho adocchiato una roba che sembrava vagamente commestibile e ho selezionato il codice sulla tastiera alfanumerica. Cazzo! Lo sai che da queste parti caricano le macchinette dei panini muffi e possi con il gnocco fritto? BURP…

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mercoledì, settembre 26, 2007

Vita da 403

error 403

Sto lavorando per un’azienda che fa automobili veloci e lussuose. Non ne sono felice, ma conosco modi peggiori per mantenersi. Questi signori sono abbastanza lontani da casa mia e mi tocca di dormire in albergo. Passi la lontananza dagli affetti. Ma non sempre riesco a tollerare gli evidenti paradossi cui la reclusione coatta tra uffici, alberghi e ristoranti mi costringe. L’altra mattina ho scoperto che il letto su cui ronfavo della grossa dava sulla doccia della camera vicino alla mia. Quando a quel figlio di mignotta della camera accanto è suonata la sveglia, alle 5.45, l’ho un po’ compatito. Quando ha deciso di fare la doccia, l’ho molto odiato. Quando si è messo a cantare a squarciagola, è stato difficile sedare gli istinti omicidi. Non so dire perché, ma il suo canto (MI DISPIAAACEEE DEVOOOANDAREEEEEE FORSUNUOOOMOOO NON SAROOOOOOO….) mi ha fatto pensare al protagonista di un altro blog.

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martedì, settembre 25, 2007

Novità in libreria

(lo so, lo so: è tutto un magna magna.... che ci vuoi fare: i miei amichetti dell'orecchioacerbo sono proprio bravi)

Su quel genio di Peter Newell ci torno. Giurin giuretta.


lunedì, settembre 24, 2007

Difficoltà

Clemente Mastella   mela culetto (???)

Ti ho già detto delle enormi difficoltà che mi assalgono ogni volta che cerco di leggere un giornale?
E’ che sono un ometto distratto e smemorato. Me ne vergogno molto ma è così. Allora, ogni volta che leggo un articolo (qualsiasi articolo), sento il bisogno di un riassunto delle puntate precedenti.
Un po’ come quello che viene compresso in trenta secondi prima dell’inizio del telefilm della sera. Figurati se un giornale (chessò, Repubblica) può permettersi di sprecare spazio per costruirmi una sintesi delle puntate precedente! Stiamo parlando di superficie cartacea preziosa da utilizzare per altre robe fondamentali.
Allora tutti i giorni mi tocca fare una fatica becca per capire che cosa mi succede attorno. Poi, chiuso il giornale, scopro di fare confusione.
Per esempio… Tu hai capito cosa c’entrano le troppe facce di politici in tv denunciate da Napolitano con la possibilità di riprendere le candidate a Miss Italia di dietro e dal basso?

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martedì, settembre 18, 2007

Il punto sugli spari

Copertina Spari d'inchiostro

Allora… il nuovo sito di Perdisa editore è qui.
La scheda di Spari d’inchiostro – appunti per un canone del fumetto è qui.

Ne hanno parlato
- Boris Battaglia ma siamo amici e forse non è affidabilissimo quando parla di cose mie.
- 403 qui in due post (e mi ha promesso una recensione più articolata in cui mi avrebbe sgridato per bene).
- Alberto Casiraghi sullo spazio bianco.
- Antonio Solinas su de:code.

Di più non so (e non mi lamento)

The reader

Copertina del n.1 di Creepy: lo zio Tibia legge la storia prima della nanna

Da anni, col mio amico Matteo, si discute su quale sia la rivista di architettura e design più fica in Italia. Lui dice, simulando cognizione di causa, che è “Domus”; io, una volta, ho provato a sbiascicare un “Abitare” e sono stato lungamente dileggiato (tu non conosci Matteo e quindi non puoi immaginare cosa voglia dire essere dileggiato da lui: inizia a guardarti con l’occhietto di chi sa e a parlottare rapido e sardonico; alla terza parola, ha completamente perso il controllo del volume della voce e gracchia insulti svaccati).
Ancora non lo so se ho ragione o torto. Però il nuovo “Abitare” con nuova grafica, concept e rivisitazione dei contenuti è bellissimo. Allegato alla rivista c’è “The reader”, un tabloid che raccoglie una rassegna stampa internazionale. Tra le altre cose c’è questo pezzo (in italiano e inglese sul reader, qua sotto solo in inglese) che ha rallegrato il mio viaggio in treno.

Dear Architects

Once, a long time ago in the days of yore, I had a friend who was studying architecture to become, presumably, an architect.
This friend introduced me to other friends, who were also studying architecture. Then these friends had other friends who were architects - real architects doing real architecture like designing luxury condos that look a lot like glass dildos. And these real architects knew other real architects and now the only people I know are architects. And they all design glass dildos that I will never work or live in and serve only to obstruct my view of New Jersey.

Do not get me wrong, architects. I like you as a person. I think you are nice, smell good most of the time, and I like your glasses. You have crazy hair, and if you are lucky, most of it is on your head. But I do not care about architecture. It is true. This is what I do care about:
* burritos
* hedgehogs
* coffee

As you can see, architecture is not on the list. I believe that architecture falls somewhere between toenail fungus and invasive colonoscopy in the list of things that interest me.

Perhaps if you didn’t talk about it so much, I would be more interested. When you point to a glass cylinder and say proudly, hey my office designed that, I giggle and say it looks like a bong. You turn your head in disgust and shame. You think, obviously she does not understand. What does she know? She is just a writer. She is no architect. She respects vowels, not glass cocks. And then you say now I am designing a lifestyle center, and I ask what is that, and you say it is a place that offers goods and services and retail opportunities and I say you mean like a mall and you say no. It is a lifestyle center. I say it sounds like a mall. I am from the Valley, bitch. I know malls.

Architects, I will not lie, you confuse me. You work sixty, eighty hours a week and yet you are always poor. Why aren’t you buying me a drink? Where is your bounty of riches? Maybe you spent it on merlot. Maybe you spent it on hookers and blow. I cannot be sure. It is a mystery. I will leave that to the scientists to figure out.

Architects love to discuss how much sleep they have gotten. One will say how he was at the studio until five in the morning, only to return again two hours later. Then another will say, oh that is nothing. I haven’t slept in a week. And then another will say, guess what, I have never slept ever. My dear architects, the measure of how hard you’ve worked and how much you’ve accomplished is not related to the number of hours you have not slept. Have you heard of Rem Koolhaas? He is a famous architect. I know this because you tell me he is a famous architect. I hear that Rem Koolhaas is always sleeping. He is, I presume, sleeping right now. And I hear he gets shit done. And I also hear that in a stunning move, he is making a building that looks not like a glass cock, but like a concrete vagina. When you sleep more, you get vagina. You can all take a lesson from Rem Koolhaas.

Life is hard for me, please understand. Architects are an important part of my existence. They call me at eleven at night and say they just got off work, am I hungry? Listen, it is practically midnight. I ate hours ago. So long ago that, in fact, I am hungry again. So yes, I will go. Then I will go and there will be other architects talking about AutoCAD shortcuts and something about electric panels and can you believe that is all I did today, what a drag. I look around the table at the poor, tired, and hungry, and think to myself, I have but only one bullet left in the gun. Who will I choose?

I have a friend who is a doctor. He gives me drugs. I enjoy them. I have a friend who is a lawyer. He helped me sue my landlord. My architect friends have given me nothing. No drugs, no medical advice, and they don’t know how to spell subpoena. One architect friend figured out that my apartment was one hundred and eighty seven square feet. That was nice. Thanks for that.

I suppose one could ask what someone like me brings to architects like yourselves. I bring cheer. I yell at architects when they start talking about architecture. I force them to discuss far more interesting topics, like turkey eggs. Why do we eat chicken eggs, but not turkey eggs? They are bigger. And people really like turkey. See? I am not afraid to ask the tough questions.

So, dear architects, I will stick around, for only a little while. I hope that one day some of you will become doctors and lawyers or will figure out my taxes. And we will laugh at the days when you spent the entire evening talking about some European you’ve never met who designed a building you will never see because you are too busy working on something that will never get built. But even if that day doesn’t arrive, give me a call anyway, I am free.

Yours truly,
Annie Choi

Il blog di Annie Choi (di cui non so nulla, ma mi è simpatica a pelle) è qui.

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annie choi


lunedì, settembre 17, 2007

Pranzo

Schema per la preparazione della tavola

G.: Eh… Diglielo, Marco. Quando domenica sei andato a Milano e ti sei spaventato.
M.: Sì, mamma. Sono andato in Garibaldi e non c’era neanche un italiano.
T.: Già. Tutti ladri.
M.: Anche da mecdonal c’erano solo cinesi. Ma non solo ai tavoli, anche i camerieri e i cuochi.
G.: E i cinesi mica li sanno fare gli hamburger.
M.: Io mi sono spaventato e ho detto al mio amico: Mangiamo con la testa bassa e andiamo via.
P.: Posto pericolosissimo. Potevano sfidarsi, da un momento all’altro, a kungfu o a pingpong.
T.: Ma no… Non sono mica pericolosi i cinesi. Devi avere paura degli zingari e degli albanesi!
P.: Ma state parlando seriamente?
T.: Sì. Oh, ma avete visto che successo beppegrillo! Adesso tutti sti ladri li mandiamo a casa perché non è giusto pagare tutte queste tasse.

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giovedì, settembre 13, 2007

La vera storia del fumetto

un maestro vero: funakoshi fondatore del karate shotokan

Oh! Sembra una cosa interessante!
Un corso che si ripromette di raccontare la storia mondiale (che cosa dico? Universale!) del fumetto in 30 ore. Lui, quello che parla in mezzo alla stanza, è un tipo a posto. Un po’ snob, ma sicuramente a posto.
Il corso – che costa un’inezia (non sono qui per vendere, ma per regalare!) – lo si fa, alla scuola di arte applicata del Castello Sforzesco a Milano, solo se si raggiunge il sufficiente numero di iscritti.
Siccome lui, quello che parla in mezzo alla stanza, sono io e mi sto annoiando a parlare di me in terza persona senza essere stato prima eletto Presidente della Repubblica, fammi sapere se ti va di chiacchierare allegramente (ma anche in modo più acceso) con me per un po’ di sere (puoi dirmelo qua nei commenti o all’indirizzo di mail che vedi in testata).

Di seguito la scheda di descrizione del corso e l’indirizzo per iscriversi (e poi partecipare).

FUMETTO: STORIA E GLORIA
corso breve

A CHI È RIVOLTO
Il corso è rivolto a chi si interessa di fumetto e immaginari e vuole indagare una storia del medium attraverso le vicende e le reti di relazioni tra autori, opere, movimenti, riviste ed etichette editoriali.

CONTENUTI
Dalle molte origini del fumetto (europee, statunitensi, nipponiche) si srotola una storia fatta di influenze, seduzioni e delusioni che tocca e feconda diversi immaginari e mercati nazionali. Le lezioni si concentreranno sugli eventi più significativi della storia artistica ed editoriale del fumetto, senza perdere il riferimento al contesto industriale e sociale.

INSEGNAMENTI
Ogni lezione è corredata da tavole a fumetti e immagini proiettate su schermo e utilizzate per chiarire i riferimenti e mettere in evidenza relazioni e influenze.

Dopo il primo corso potranno seguire corsi di approfondimento.

Corso base: 30 ore 150,00 euro
Martedì ore 18:15 / 19:45
Data di inizio: 13 novembre 2007
Docente: Paolo Interdonato

Scuola d'Arte del Castello Sforzesco
via Giusti 42
20154 Milano
tel. 02.34932021
fax 02.34932158
info@scuolaartecastellosforzesco.it  
www.scuolaartecastellosforzesco.it  


mercoledì, settembre 12, 2007

Joe Zawinul (1932-2007)

Dicano anche che la morte non è cosa triste, ma oggi le previsioni del tempo non dicono nulla di buono.

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joe zawinul


lunedì, settembre 10, 2007

IO

Io
sono
innamorato
della mia
voce

Lo ha scritto in un commento qua sotto Rrobe e la cosa mi ha fatto sorridere. Perché è vero. E non è solo della mia voce che sono innamorato. Mi piaccio tutto (e chiunque mi abbia visto almeno una volta sa che non ne ho motivo).
E’ la seconda volta che Roberto scrive questa cosa. La prima è accaduta qualche mese, quando nel suo blog si chiedeva perché io e l’ippoghigno non fossimo a fare la critica vera in posti veri. E, per onestà, quella volta me l’ero scampata ché solo a Boris era stato attribuito l’innamoramento per la voce. Ora in un commento qua sotto lo ripete (e mi ci include).
Secondo me – giusto per evitare fraintendimenti – con “innamorato della sua voce” si intende uno che inanella parole per costruire catene di suoni, di parole e – qualche volta – di concetti che gli paiono belli.
Sono convinto che il mio gongolare divertito di fronte alla tastiera sia evidentissimo e osservo anche che la definizione proviene da Roberto Recchioni che è chiaramente innamorato della propria voce, della propria arguzia (la storia ricorrente del fascismo zen è un trucco retorico per mascherare una forma elementare – e non troppo diversa da quella dei miei vicini di casa – di qualunquismo) e della propria tastiera.

Sono anche lento. Lento nelle risposte e lento nel capire le intenzioni dei miei interlocutori. La mia lentezza supera – addirittura! – l’innamoramento per la voce.
Mi capita di ritrovarmi tutto solo a fare qualche lavoro manuale: E, mentre sono là, tutto concentrato a che la mia dabbenaggine non si traduca nell’ennesimo incidente domestico, inizio a ridere come un demente perché capisco cosa sta cercando di dirmi qualcuno da mesi. Qualche volta anche da anni.
E’ successo anche stavolta.

E’ vero, Rrobe. Mi capita più spesso di parlare di me che delle storie di chiunque (capita a tutti di deviare il discorso sul proprio argomento preferito). Parlo di me quando dico cosa mi piace o non mi piace. Quando prendo posizione su una questione. Quando scelgo di tagliare corto, stroncando qualcosa con una sola battuta (magari neanche troppo divertente). Quando collego tra loro eventi che sono distantissimo; e non solo apparentemente.
E’ vero.

Ma non è un problema. Perché non erogo un servizio per il sistema fumetto.
Sono un lettore un po’ ciarliero (un bel po’), che chiacchiera delle proprie letture. E l’informazione e il rumore che produco sono così tanto avviluppati da non poter essere distinti. Tu fai un fumetto. Io, se ho voglia, ne parlo. Ma lo faccio perché mi illudo di poter usare il tuo fumetto per dire qualcosa che interessa. Non aspettarti da me interpretazioni o chiavi di lettura che giacciono nel tuo rimosso. Non aspettarti neanche il catalizzatore di coscienza. E neanche l’interfaccia intellettuale tra il mondo della produzione e quello della fruizione.
Non ne sono capace.
Il mio mestiere di lettore mi costringe a ignorare le interpretazioni e a usare le storie che leggo (in altri tempi, affondando dita e lingua in un lessico desueto, avrei detto i testi). E, spesso, a abusarne.

Ma non è un problema.

postato da sparidinchiostro alle 09:49 | link | commenti (5)






Come eroe di carta sai che gli spari d'inchiostro non piangono morti ma portano guai