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lunedì, aprile 23, 2007
Il mondo fuori fuoco

- Lei è diabetico?
- No, ma ho una lunga e ricca tradizione familiare di diabete alimentare…
- Ah!
- Ah, cosa?
- Niente, niente…
- …
- Adesso le mettiamo delle gocce nell’occhio e fra dieci minuti riguardiamo.
- Va bene.
…
- Il suo occhi destro è affetto da corioretinopatia sierosa centrale.
- Ah… Me lo scrive vero?
- Certo. E' causato da stress. Significa che si è formato del liquido sul fondo dell’occhio.
- …
- Per questo motivo lei vede fuori fuoco, come se avesse un occhio dentro una piscina.
- Pensi che ho amici che non fanno che parlare di cervelli immersi nella vasca.
- E’ una sindrome non frequentissima. Arriva abbastanza rapidamente e – a oggi – non esiste cura
- Proprio quello che volevo sentirmi dire…
- Di solito passa da sola. Molto lentamente. Ci mette settimane o, a volte, anche mesi.
- Però passa?
- Quasi sempre in soggetti della sua età. Faccia un controllo oculistico completo tra 10/15 giorni. Buona giornata.
- Ah… Buona giornata.
giovedì, aprile 19, 2007
Mio fratello ne ha fatta un'altra delle sue
E il fatto che mio fratello sia un genio, mi mette al riparo dall'essere sospettabile di marchette e magna magna quando parlo di lui!
mercoledì, aprile 18, 2007
Sono un ragazzo fortunato... In un momento in cui ho pochissimo tempo per fare qualsiasi cosa, trovo un cofanetto che mi consente di perdere pochissimo tempo a scegliere i dischi da mettere sul lettore.

martedì, aprile 17, 2007
In un momento in cui ho pochissimo tempo per scrivere qua sopra, ti regalo una perla.
Dan Clowes ha disegnato questa copertina per Frankenstein della Shelley

Qui qualche dettaglio in più.
giovedì, aprile 12, 2007

ciao...
venerdì, aprile 06, 2007
Vogliatemi bene

Perché per rispondere all’invito che Igort sta postando nei commenti del suo blog, mi metto a parlare di me. E ne parlo così a lungo che, alla fine, non ho il coraggio di inviare il mio delirio come commento.
E’ così… Sono uno schifoso egocentrico.
A me, del “graphic novel” in quanto tale, poco ne cale. Mi sembra un male necessario (e forse mi ripeto). Perché faccio un mestiere che mi fa incontrare un sacco di gente. E siccome tra le persone che fanno il mio mestiere si parla solo di lavoro (e – giuro! – non è il mio argomento preferito), cerco di scartare di lato. Di parlare d’altro. Cerco di farmi raccontare delle famiglie, ma è argomento delicato e – nel mondo degli iperlavoranti – vanno in frantumi anche più facilmente che altrove (come sai, la famiglia è quell’istituzione che a giudicare dalle statistiche dovremmo dichiarare fallimentare e che i detentori del pensiero dipingono con un insieme di regole rigidissime). Allora parlo di interessi e devo usare i miei come merce di scambio. Se dico che mi piacciono i fumetti, mi chiedono se mi piace il manga (“Il Manga? Certo! Credo sia uno straordinario corsivista. Ma perché fai quella faccia? Giorgio Manganelli. Il Manga!”), se leggo Dylan Dog o l’uomo ragno (Oh! Nessuno che menzioni Brad Barron o John Doe! E non è questione di qualità o di spocchia. E’ un indicatore. Il fumetto venduto in edicola è un morto che cammina. Sta scomparendo. A storicizzarlo gli si deve per forza fare l’autopsia e per fortuna CSI ci sta insegnando come si fa), e poi aggiungono che loro no, loro quella roba hanno smessa di guardarla al liceo (come a dire che il pogo degli ormoni non può che sedare la necessità di legger fumetto e che sono io quello strano e che, probabilmente, non sono neanche un consulente affidabile e attendibile).
Per evitare questa situazione (già, perché di essere reputato lettore costante e affezionato di Dylan Dog – ma anche di Brad Barron o John Doe – mi vergogno e di essere considerato consulente inaffidabile non me lo posso permettere), dico: “mi interesso di storie con le figure”. “Fumetti?” “Sì, ma anche libri illustrati, picture book e narrazioni visuali su altri media… internet soprattutto”. E a quel punto, di solito, sono sguardi ammirati. Che arma potente la parola!
E’ chiaramente una forma di autodifesa. Un nonrisolto che dovrei riuscire a superare. Però al momento mi sta bene così.
Una forma di pudore mi impedisce di dire: “Mi interesso di graphic novel” (o di romanzo grafico).
Però la forma di intima vergogna che, in condizioni particolari, mi impedisce di menzionare il fumetto tra i miei temi di interesse assomiglia molto alla pulsione che ha prodotto l’area dedicata al “graphic novel” nelle librerie. Il lettore attento ai trend letterari si può avvicinare a libri con i disegni senza vergognarsi e sentendosi anzi un bel po’ chic.
Vuoi mettere la differenza con l’uomo ragno (o John Doe)?
E allora cosa si intende con graphic novel?
Si intende una cosa che liberi dai pressanti sensi di inferiorità lettori, autori e – qualche vota – editori.
Secondo me
a) E’ un libro a fumetti che può essere offerto su canali generalisti e a target diversificati (con uno spettro di temi potenzialmente ampissimo).
b) L’occasionale presenza della parola “novel” è insignificante. Una storia lunga o tante storie corte è assolutamente irrilevante.
c) La possibile presenza di un eroe dominante e riconoscibile è rara ma possibile e dipende da processi di canonizzazione attuati da editori/critica/stampa/accademia (la serialità di Maigret si è sgretolata di fronte all’operazione di Adelphi/Calasso su Simenon).
d) Ogni definizione che rispolveri le due bolse categorie “vocazione” e “mestiere” è antistorica.
e) Il disegno al servizio della storia è una scelta. Non l’unica. A me il fumetto piace quando funziona come fumetto. I fumetti brutti, quelli che non funzionano, volano nel cestino. (Poi su scritto e disegnato male possiamo parlare per giorni: Reiser disegnava male? Giardino fa buon fumetto?)
Mi piace credere che la storia del fumetto sia costellata di personaggi (autori, editor, editori– gli unici che mi interessano realmente) che hanno dovuto combattere con il formato in cui erano rinchiusi. E allora la storia infinita di Frank King, le pagine in frantumi di McCay, Feininger (mi sono ricreduto) e lo stesso King, … Ma anche Barks che distrugge la stabilità papera innestandoci l’avventura, Kurtzman che gioca a calvinball e per 15 anni non applica mai due volte le stesse regole, Crepax che manda in frantumi il montaggio della pagina inventandosi una grammatica che non ha eredi… La fondazione delle riviste che spaccano la gabbia (Linus, L’echo des savanes, Metal Hurlant, (A suivre), Frigidaire, Valvoline, …). In giappone Garo e i gegika che si contrappongono al Tezuka dominante. Negli USA gli underground, “Raw”, gli indipendenti e il direct market, e la nascita del formato GN.
Stiamo vivendo il periodo della hypeness del graphic novel. Forse diventerà il formato dominante e fra un po’ le storie che mi piacciono mi toccherà di cercarlo da qualche altra parte. Per il momento in mezzo alla montagna di pattume solita che caratterizza ogni espressione dell’ingegno umano, continuiamo a poter godere di perle. Almeno il 10%. Il teorema di Sturgeon è rispettato e a me non pare poco.
giovedì, aprile 05, 2007
ROMA: RUBATE 2MILA MONETINE DA 10 CENTESIMI DA CASA EDITRICE 'ORECCHIO ACERBO'
dovevano essere incollate sul libro 'una rapina da quattro soldi'
Roma, 5 apr. - (Fbnkronos) - Furto questa notte nella sede della casa editrice 'Orecchio acerbo' a Roma. Può sembrare incredibile ma è vero: i ladri, riferisce la stessa casa editrice, hanno portato via duemila monetine da dieci centesimi che dovevano essere incollate sulla copertina del libro 'Una rapina da quattro soldi' e sulle quali l'autore, Fabian Negrin, aveva dipinto a mano due occhietti, le sopracciglia e la bocca. I ladri hanno rubato inoltre i computer contenenti tutti i contatti della casa editrice.
La casa editrice lancia un appello perche' vengano ritrovate le monetine da applicare sul libro.
Approfondimenti QUI
Pane cunzatu

Sono a non-dieta da un mese. Significa che mangio tutto quello che voglio, ma solo due volte al giorno. Sembra una roba semplice, invece costa fatica. Ma porta benefici. Questa non-dieta mi mette voglia di mangiare robe specifiche. Un po' come se fossi incinta. Niente di particolare, intendiamoci, è che voglio mangiare proprio quella cosa là. Per esempio adesso avrei voglia di pollo tandoori. L’altra sera invece ho fatto il pane cunzatu.
Mia madre, quando eravamo piccoli, lo chiamava pane alla disgraziata. Credo fosse un ricordo dell’infanzia nella provincia messinese e che, a un certo punto, l’abbia rimosso dalla nostra dieta perché, per lei, aveva il sapore della povertà. A me invece piaceva un sacco e adesso che mi è tornato in mente, qualche volta lo preparo.
Si fa così.
Si prende il pane di grano duro che avete comprato quel giorno (ho provato con pagnotte pugliesi, ciambelle e anche con ciabatte, vanno tutte bene: ce la si gioca mentre lo si scalda). Lo si taglia in due (per il lungo, chiaramente). Dentro si mettono pezzi di formaggio stagionato (io ci metto pecorino e caciocavallo), pomodori secchi (ma se non li hai, vanno bene anche quelli freschi) e melanzane sottolio (quelle che fa mio padre, piccantissime). Se si vuole, anche acciughe. Si richiude il pane e lo si infila nel forno caldo per cinque o dieci minuti. Mia figlia esige una variante con scamorza (o asiago) e mortadella. Le piace molto e ci dorme sopra senza nessun problema.
martedì, aprile 03, 2007
Padre dei vizi

Sono su un treno puntato verso Milano.
La mia vita professionale ha subito una sterzata e, tra stridore di gomme, sto cercando di rimettermi in carreggiata. Ti sembra possibile che qualcuno fissi una riunione alle 17 a Torino e io decida di partecipare? Sono evidentemente un folle farneticante. Dovrei rallentare. Riprendere possesso della mia vita. Siccome la non-dieta sta funzionando (salto la seconda colazione - sì, appena arrivato in ufficio ero uso prendere un altro cappuccio e brioche - , tutti i fuori pasto e i superalcolici), mi sembra che della vita (quella sita tra fianchi e torace) stia cominciando a venirne a capo. L’addome è ancora un po’ flaccido, ma il rischio infarto si allontana. Jannacci dileggia quelli che mai un superalcolico, mai una sigaretta, mai una cotoletta alla milanese, mai niente… Vivono una vita da malati per morire sani. Proprio così anch’io mi comporto da malato e la ss. trinità costituita da gintonic cubalibre e negroni mi manca pazzescamente. Però mi sveglio senza madischiena, entro tranquillamente nei vestiti e il metro mi dà ragione. Sono su un treno ad alta velocità. Che detto così sembra un’altra di quelle stronzate da consulente incapace di fare i conti coi propri ritmi vitali che dovrebbero essere dettati dalla ganja. Invece vedere il finestrino scorrere a 300 km/ora (lasciando indietro una manda di opachi ometti inscatolati in macchinine inquinanti) mi fa piacere. Per scrivere queste facezie senza capo né coda ho chiuso un librino che sto molto amando. Se hai avuto abbastanza forza d’animo per giungere fin qui meriti una ricompensa. Un consiglio. Mammifero italiano, raccolta di corsivi di Giorgio Manganelli, appena uscita per Adelphi. E a culo tutto il resto.
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Come eroe di carta sai
che gli spari d'inchiostro
non piangono morti
ma portano guai
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