Spari d'inchiostro


martedì, febbraio 27, 2007

Nel frattempo, a Bologna…

 Festival bilbolbul

Hamelin organizza una festa che mi sembra interessante. Dal 14 al 18 marzo.
Ci sono un po’ di mostre: una, la principale, dedicata a Magnus – attorno al quale è stato costruito un convegno di due giorni – e tutto intorno Bellstorf, Colaone, Costantini, Feuchtenberger, Massimo Mattioli, Modan, Parisi, Peeters, Davide Toffolo, Turunen, Zograf e quattro collettive (Canicola, Corsaro Nero, FlashFumetto, Futuro Anteriore). E poi una pletora di eventi grandi e piccini.

Seppure in forma minima, gioco anch’io su qualcuno di quei tavoli:

Ho scritto un pezzo su Magnus per il libro/catalogo che raccoglierà gli atti del convegno e altri interventi.

Parteciperò a un incontro in Feltrinelli con Fredrick Peeters.
Riporto la notizia che mi è stata testé recapitata in mailbox:

Sabato 17 ore 17,00 | Libreria Feltrinelli-Ravegnana

La precisione dei sentimenti: da Pillole blu a Lupus. Incontro con Frederik Peeters
Kappa Edizioni

Il lavoro di Frederik Peeters, autore premiato all’ultima edizione del Festival Internazionale della Bande Dessinée di Angoulême, si caratterizza per la capacità di raccontare con estrema sensibilità il sottile equilibrio dei rapporti umani e di descrivere le sfumature emotive delle persone. Attraverso un segno diretto ed efficace e una grande abilità nel montaggio, Peeters si conferma con Lupus, di cui viene pubblicato il secondo volume in occasione del Festival, grande narratore di viaggi interiori, prima ancora che nello spazio.

Intervengono Massimiliano De Giovanni e Paolo Interdonato


giovedì, febbraio 22, 2007

Intanto

Locandina concerto Avanti Pop

Mentre cadono i governi, “Libero” titola Champagne e Mediaset (ma il correttore ortografico – che ha un animo da vero eversore – corregge in Mediaste) vola in borsa, è uscito un disco dei Tetes de Bois. Si chiama Avanti Pop, è edito da “il Manifesto” e costa 10 euro. Al primo ascolto, mi piace (anche se contiene una versione della Costruzione di Chico Barque de Hollanda che non tiene il confronto con quella presente nel recentissimo Best di Enzo Jannacci).
Oggi, recesendolo, Sandro Portell sul “Manifesto” rievoca lo usable past, una possibile ricerca del quale – fatta di nomi e titoli – sta sviluppandosi nei commenti al post qui sotto. Siccome 403 mi fa osservare che ha amici che non leggono i commenti perché là sotto si sviluppano scazzi e tafferugli, invito quei signori a provare a buttarci un occhio, almeno per una volta (daaai).
Intanto, se ti va, la questione dei nomi continua qua sotto.


martedì, febbraio 20, 2007

A proposito di magnamagna

mr creosote da il senso della vita dei monty python

Il 21 gennaio scorso, su "Alias" del manifesto, è apparso un articolo di Gabriele Pedullà che mi è parso molto interessante.
Se non hai letto il pezzo, dal titolo "Se la critica muore", si può rimediare: lo trovi qua.
Da due settimane, "Alias" dedica una pagina alle risposte all'intervento di Pedullà. Roba noiosetta e dimenticabile. Non fosse che, sabato scorso, Filippo La Porta (e in questo caso - purtroppo - non ho trovato nessuno che avesse già copiato il pezzo) risponde dicendo che non è possibile continuare a fare discorsi in astratto: bisogna fare i nomi.
E facendo i nomi produce una lista di critici meritevoli di essere letti (gente che per la maggior parte non conosco): Berardinelli, Leonelli, Perella, Camero, Zaccuri, Panzeri, Manica, Ferroni, Onofri, Di Paolo, Marchesini, Di Consoli.

Bene. Una mappa. Quello di cui ho bisogno.
Sento forte il bisogno di salvare il salvabile. Sono stufo delle letture mediate dalla lente deformante della passione (che può rendere imprescindibile tanto tex, quanto la più oscura autoproduzione), della monomania e del desiderio di non offendere nessuno.
Proviamo a farli anche noi ‘sti nomi?

postato da sparidinchiostro alle 15:12 | link | commenti (53)
strumenti


giovedì, febbraio 15, 2007

Tabula e risa

Tavola rotonda a Lucca (foto dal blog di Jeff Smith)

Oggi tra i miei fumetti nel negozio che frequento c'era il primo fascicolo della storia di Captain Marvel di Jeff Smith.
Bighellonando in rete sono finito nel
sito dell'autore di Bone e ho scoperto (ho già detto che sono un po' lento?) che ha un blog. Ci ho dato un'occhiata e sono arrivato fino a qui. Al tavolo, da sinistra a destra, Igort, Fausta Orecchio, l'uomo con la barba che moderava, Jeff Smith, Giovanni Russo che traduceva e Diana Schutz. 

Definizione – 6
Siccome è emersa più volte (nei commenti) la parola arte (con quella con la maiuscola)

Autoritratto di Kurt Vonnegut

Nelle conferenze sostengo che una plausibile missione degli artisti sia quella di far sentire le persone almeno un po’ contente di essere vive. A quel punto c’è sempre qualcuno che mi chiede quale artista ci sia riuscito. Io rispondo I Beatles.

(Kurt Vonnegut)


martedì, febbraio 13, 2007

E' uscito

Hamelin 17 : La costruzione del lettore

Questo è l'indice:

La costruzione del lettore. Editoriale
L’estate dell’eterno scontento. Antonio Faeti
Per un’adolescenza pensosa. Intervista a Aidan Chambers. Nicola Galli Laforest ed Emilio Varrà
Dante e Dylan Dog: insegnare letteratura. Guido Armellini
Da Troia alla Terra di Mezzo. Intervista a Silvana De Mari. Nicola Galli Laforest
Cento anni fa: Zanna Bianca di Jack London. Anna Antoniazzi
DIDACTICA MAGNA (O MINIMA?)
  PERCORSI DI LETTURA, di Ilaria Tontardini, Nicoletta Gramantieri, Barbara Domenichini
APPROFONDIMENTI
  Dancing in the dark. L’opera di Robert Cormier di Federica Rampazzo
  Sull’educare. pensieri a partire da “Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro di Nicola Galli Laforest
ESPERIENZE DI LETTURA
UN CERTO SGUARDO.
  Per cominciare spegniamo le luci poi si vedrà. La poetica di Edward Gorey di Ilaria Conni
  “La fabbrica di cioccolato” di Tim Burton di Elves Ballardini, Roberto Bulgarelli
  “Hic sunt leones”. Nelle terre inesplorate di Raymond Briggs di Paolo Interdonato
GUARDARE LE FIGURE. Lo stile dell’ermeneutica. Nicole Claveloux
XANADU. COMUNITA’ PER LETTORI OSTINATI
MAGNUS. PIRATA DELL’IMMAGINARIO

Raymond Briggs è da anni una mia ossessione. Qui ne parlo per 4 o 5 pagine.


lunedì, febbraio 12, 2007

Tempo

L'orologio di topolino

1. Sullo specchio della stampa c’è da qualche mese una sezione che guardo sempre con attenzione (magari c’è da più di qualche mese, e questo vuol dire che non la guardo con così tanta attenzione). Si chiama Time Machine ed è dedicata alla riproduzione (quasi sempre ottima) di foto in bianco e nero intorno a un tema specifico. Come sai i temi sono infiniti e basta inventarseli. Infatti, sabato scorso, gli specchisti hanno deciso di dedicare la sezione a “Prima degli anni di piombo”. Sì, lo so: anch’io ho un po’ sghignazzato. Gli è che con ‘sta storia del trentennale del 1977 (a festeggiar lustri e decenni degli anni se ne cava sempre qualcosa: l’anno prox – incredibilmente – il 68 sarà passato da 40 anni!) chi di mestiere infittisce pagine e pagine di giornale ha trovato cosa mettere tra uno spazio pubblicitario e l’altro. Torno a quello che stavo dicendo che è lunedì e mi vien voglia di divagare. In mezzo a queste foto di gente di mondo (si capisce che hanno fatto tutti tre anni di militare a Cuneo) ce n’è una che ho dovuto ritagliare e mettere da parte. Di quinta una signora con un sorriso stortissimo e fuori fuoco (non so chi sia e la didascalia non aiuta), dietro il faccione tondo e giovane di Umberto Eco con un ghigno demente stampato tra le guance paffute e pelose e gli occhiali storti appoggiate sul nasone, e dietro ancora un signore distinto che – se non avesse gli occhi chiusi, come sempre accade agli sfortunati quando si mettono in posa per una foto – guarderebbe un po’ scettico il semiologo. Questo signore magro e calvo è Giovanni Gandini.

2. Ho comprato un doppio CD di Enzo Jannacci. E’ appena uscito e si chiama “the best”. Contiene una selezione di belle canzoni di questo mio eroe, rieseguite con arrangiamenti di Paolino Jannacci, che non lo so se è veramente bravo come mi sembra (ipo/Marco, dimmi tu) ma a me sta simpatico a pelle. Mentre scrivo, Jannacci canta con voce sguaiate Vincenzina e la fabbrica e trattenere le lacrime è sempre difficile.

3. Il mio amico D., che abita a Parma, l'altra sera è venuto a trovarmi. Ha fatto un sacco di strada per una serata di cazzeggio in un locale splendido: la scighera in Bovisa a Milano. Dopo mi ha scritto lodando il posto. Ha detto: “L'atmosfera tranquilla vuota di aggressività”. Ecco, la scighera è proprio così, tranquilla vuota di aggressività. E anche a me piacerebbe esserlo.

4. Ho comprato un libro che ancora non ho letto. Sono ora nella fortunata condizione di poterne parlare senza condizionamenti (mi piacerà veramente?). “Futuro dizionario d’America” (ISBN) è un gioiello. Parole vecchie e nuove rinvigorite da nuove definizioni prodotte da un sacco di scrittori statunitensi. In fondo c’è anche un fumetto di Chris Ware. Se non sbaglio a fare di conto è la seconda volta che appare su una pubblicazione italica (la prima era sul primo volume di “Little Lit”, Mondadori).

5. Leggo su TTL della stampa che un noto critico letterario tedesco si è sentito in dovere di confessare la sua turpitudine. Pare che leggendo il libro scritto da un comico si sia dovuto dichiarare scisso. Non so se si tratti di distorsione nel riassunto giornalistico ma pare che il luminare abbia detto che il libro del comico ha suscitato reazioni diverse al critico e al lettore che convivono in lui. Il critico ha giudicato lo scritto una nefandezza priva dell’afflato delle lettere e vacua di sapere. Il lettore si è sganasciato dalle risate per tutto il tempo. Delle tre, una: a) non ho capito io; b) non ha capito il giornalista; c) il critico è un imbecille.


giovedì, febbraio 08, 2007

Definizioni - 5

Quarto Stato

- La devi smettere il gioco, al massacro, delle caste.
- Non capisco di cosa parli…
- Quando parliamo di fumetti mi intristisco.
- Sarà l’argomento…
- No. Il fumetto è gioioso e divertente. A intristirmi sei proprio tu e il tuo modo di guardare al fumetto
- Cosa cosa?
- Ma dài. E’ chiaro. Sei lì comodamente appollaiato sul tuo nido di spocchia e guardi me in cima alla mia montagna.
- Ah… Era una montagna?
- Ecco. Vedi? Mi guardi e mi dici: sei su una montagna di merda! E invece siamo su due montagne uno di fronte all’altro e a me la tua montagna non causa disgusto.
- Ma che dici?
- Sì. Sulla cima del nobile mondo delle graphic novel, guardate con accondiscendenza dal mondo degli intellettuali, VOI giudicate merda il fumetto popolare che io amo profondamente.
- Non credo di capire… Ne stai facendo una questione di schieramenti?
- Tu ne stai facendo una questione di schieramenti! Io leggo tutto: graphic novel e serie popolari. Tu dici che tutte le graphic novel sono belle e il fumetto popolare è merda.
- Ma no. Guarda che amo cose seriali e fumetti che sono finiti nelle mani di milioni di lettori. Non me ne frega niente della definizione “graphic novel”.
- Non sembrerebbe.
- Dico solo che l’industria del fumetto, da Cenerentola della già ridicola industria editoriale, mima comportamenti che altrove conducono alla dittatura del best seller. Dico che per assecondare le presunte volontà di editori ed editor, gli autori del fumetto popolare producono sempre più merda.
- Vedi, il fumetto non pu-
- Lasciami finire. Mi baso su un’euristica. Guardo il mondo, conto sulle dita e valuto. In quello che esce mensilmente in edicola è sempre più difficile trovare del “bello”. Mi sembra più facile, ma non tantissimo, trovarlo in cosi che hanno la forma dei libri. Ma Bone e Usagi, che molto amo, sono seriali all’origini. Così come Love & Rockets, Palookaville, Ghost World e blablabla
- Ma in edicola ci puoi trovare gli ultimates di Ellis, abc di Moore, Planetari e Authorithy. Se solo li leggessi sapresti che sono belli.
- Li leggo. Non sono belli. Sono ben fatti e divertenti. E’ diverso. E poi sono incredibili dimostrazioni di tecnica. Sono stufo della tecnica. Sono stufo dello stile. Mi hanno annoiato tutti quelli che mostrano un sacco di stile. Come dice mio fratello: lo stile è il brand per vendere il loro prodotto.
- Moore un brand?!!?
- Bhé, sì.
- Ma ha fatto watchmen, v4v, from hell, lost girls…
- Mi dicono che anche le Adidas torsion non sono malaccio.
- Ma abc, planetary e authoritysono fumetti divertenti.
- Non mi basta.
- Cosa vuol dire che non ti basta?
- Ascolta. Là fuori c’è un mondo colmo di storie. Alcune sono su carta altre no. Posso ascoltare dischi, leggere libri, vedere un DVD con un sacco di contenuti speciali, navigare il web, sentire podcast, chattare, condividere, vedere film fatti da gente bravissima che butta la propria roba su youtube…
- E già… E’ la tecnologia che sta uccidendo il fumetto…
- Ma va là. Dico solo che il mio tempo è limitato e le storie là fuori sono tantissime. Non posso permettermi di scavare nella merda alla ricerca di un diamante. Se quello che fruisco mi sembra brutto, finisce nel cestino. La raccolta differenziata mi aiuta a scegliere il contenitore.
- Butti i fumetti?
- Anche. Se mi sembrano brutti, finiscono nel cestino. Ma lo faccio anche con i dischi, i libri e i file sul mio PC. Se sono cose in streaming, basta schiacciare STOP.
- Butti i fumetti!
- Sì. Chi racconta una storia non può permettersi di farmi perdere tempo: è la cosa più importante che ho!
- Ho capito!
- Cosa?
- Fattene una ragione: a te i fumetti fanno schifo!

(liberamente ispirato a chiacchierate fatte nei giorni scorsi con alcuni amici… chiaramente, nella realtà, sembravo meno intelligente di così… e i miei amici meno stupidi)

postato da sparidinchiostro alle 21:35 | link | commenti (11)
fumetto

Intervallo
(prima di altre definizioni)

Pecora

Ieri Perotti sul sole 24 ore provocava ipotizzando l'abolizione della SIAE. Oggi un dirigente SIAE, sullo stesso quotidiano, si inalbera un sacco. Il tafferuglio nasce da un libro di Michele Boldrin che si chiama "Contro il monopolio intellettuale". Ho dato solo un'occhiata all'indice e mi sembra interessante. Lo linko. Se qualcuno mi fa un riassunto...

postato da sparidinchiostro alle 16:43 | link | commenti



martedì, febbraio 06, 2007

Definizione - 4

da www.crumbproducts.com

(History of America - Robert Crumb)





Come eroe di carta sai che gli spari d'inchiostro non piangono morti ma portano guai