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Spari d'inchiostro
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giovedì, luglio 20, 2006 Pausa
Arriverà l’agognata vacanza. 1. Ancora del mediterraneo ha mandato in distribuzione una rivista di cinema che si chiama Brancaleone. E’ un bello oggetto: un volume col dorso quadro con copertina in cartone da imballaggio stampata a nero (è probabile che sia il materiale che la tecnica di stampa abbiano nomi sensati: io non li conosco). La grafica della rivista mi piace molto e mi piacciono anche le foto (in bianco e nero, di palazzoni e quartieri periferici) utilizzate per scandire l’impaginazione. Tutti i pezzi si aprono con intuizioni che mi sembrano illuminanti. Tutti i pezzi dopo la prima pagina iniziano ad annoiarmi. Forse il fatto che il cinema non sia esattamente il modo espressivo che prediligo non mi mette nella condizione di fruitore ideale dell’oggetto. Però è bello e lo guardo ancora un po’. 2. La fattoria degli anormali è un progetto interessante e – negli intenti – crossmediale (credo significhi che la stessa storia sarà raccontata utilizzando più mezzi espressivi, sicuramente fumetto e cinema d’animazione). Per il momento, il primo risultato è un volume a fumetti sceneggiato da Andrea Balzola e disegnato da Onofrio Catacchio. Gli intenti sono tutti assolutamente encomiabili: mettermi in guardia dai rischi e dalle implicazioni etiche dell’ingegneria genetica. Lo leggo e mi monta una domanda: perché lavorare sulla fattoria degli animali? La storia di Orwell è già una metafora. Mantenere la medesima struttura per significare altro e per portare un altro messaggio mi fa venire in mente la nota frase di Samuel Goldwin (ho detto che non mi piace il cinema? Mentivo): Se vuoi recapitarmi un messaggio non girare un film, mandami un telegramma. 3. Approfittando della riedizione fattane da Giano, sto rileggendo “Un po’ del tuo sangue” di Theodore Sturgeon (ne ho parlato qualche tempo fa, riferendomi a un’introvabile edizione Mondadori che si chiamava “Qualche goccia del tuo sangue”). E’ ancora più bello di come me lo ricordavo. 4. I due nuovi libri di Orecchio Acerbo, L’Altro Paolo di Mandana Sadat e L’Uomo Notte di Dominique Bertel, sono belli come tutti gli altri di questa casa editrice. Un amico affidabile, qualche sera fa, mi diceva che il suo approccio al racconto per l’infanzia è cambiato di fronte a una frase di Antonio Faeti: “Il libro per bambini deve essere sovversivo”. Il primo libro di Orecchio Acerbo, Gambipiombo di Fabian Negrin, è del 2001. Quasi cinquanta libri dopo sarebbe lecito sentire la fatica del rivoluzionario. Invece no. Minime cadute di tono e per il resto solo libri necessari, per un mercato che sembra impreparato. Settimana, scorsa, sono passato dalla libreria della festa di liberazione. Accanto ai best seller e alle nefandezze, c’erano libri per raccontare ogni sorta di minoranza: etnica, religiosa, politica, sessuale, … L’angoletto destinato ai bambini svettava per la sua insulsaggine: topi stilton, maghetti potter e tonywolf… Come direbbe Totò: poi ci si stupisce se crescendo si buttano a destra (o se continuano a dirsi comunisti). 5. Libri che infilerò in valigia (e che, come sempre, perderò o riporterò intonsi a casa): Piccoli suicidi tra amici di Arto Paasilina, La musica del caso di Paul Auster, In un tempo freddo e oscuro di Lansdale, Il paese mancato di Guido Crainz, Asakusa kid di Takeshi Kitano. Manca qualcosa? giovedì, luglio 13, 2006 CASA OCCUPATA Julio Cortázar Ci piaceva la casa perché oltre ad essere spaziosa e antica (ora che le case antiche soccombono alla più vantaggiosa liquidazione dei loro materiali) conservava i ricordi dei nostri bisavoli, del nonno paterno, dei nostri genitori e di tutta la nostra infanzia. Ci abituammo, Irene ed io, a persistervi da soli, cosa che era una follia perché in quella casa potevano vivere otto persone senza darsi fastidio. Facevamo le pulizie il mattino, alzandoci alle sette, e intorno alle undici lasciavo a Irene le ultime camere da spolverare per andare in cucina. Pranzavamo a mezzogiorno, sempre puntuali; non restava molto da sbrigare, tranne pochi piatti sporchi. Era piacevole pranzare pensando alla casa profonda e silenziosa e a come bastassimo noi soli per mantenerla pulita. A volte arrivammo a credere che fosse lei a impedire che ci sposassimo. Irene rifiutò due pretendenti senza seri motivi, e a me morì Maria Esther prima che decidessimo di fidanzarci ufficialmente. Ci affacciamo alla quarantina con l’inespressa convinzione che il nostro semplice e silenzioso matrimonio di fratelli fosse la necessaria conclusione della genealogia fondata dai bisavoli nella nostra casa. Un giorno saremmo morti là, cugini improbabili e schivi avrebbero ereditato la casa e l’avrebbero rasa al suolo per arricchirsi con il terreno e i mattoni; o meglio, noi stessi l’avremmo abbattuta come giustizieri prima che fosse troppo tardi. Come potrei dimenticare la distribuzione della casa. La stanza da pranzo, una sala con arazzi, la biblioteca e tre grandi camere da letto rimanevano nella parte più interna, quella che guarda su Rodríguez Peña. Solo un corridoio con la sua massiccia porta di rovere isolava quella parte dall’ala frontale dove si trovavano un bagno, la cucina, le nostre camere da letto e il living centrale, con il quale comunicavano le camere da letto e il corridoio. Si entrava nella casa attraversando un atrio con maioliche, e la porta finestra dava sul living. Di modo che si entrava attraverso l’atrio, si apriva il cancello e si passava nel living; si avevano allora sui due lati le porte delle nostre camere da letto, e di fronte il corridoio che conduceva nella parte più interna; continuando per il corridoio, si oltrepassava la porta di rovere e più oltre cominciava l’altro lato della casa, oppure si poteva girare a sinistra proprio davanti alla porta e proseguire per un corridoio più stretto che portava in cucina e in bagno. Quando la porta era aperta ci si accorgeva subito che la casa era molto grande; altrimenti dava l’impressione di uno di quegli appartamenti che si costruiscono adesso, fatti per muoversi appena; Irene ed io vivevamo sempre in questa parte della casa, quasi mai oltrepassavamo la porta di rovere, salvo che per fare le pulizie, perché è incredibile quanta terra si accumuli sui mobili. Buenos Aires sarà una città pulita, ma lo deve ai suoi abitanti e non ad altro. C’è troppa terra nell’aria, appena soffia un po’ di vento si palpa la polvere sui marmi delle consolle e fra i rombi dei centrini di macramè; è una vera fatica toglierla bene con il piumino, vola e resta sospesa in aria, un momento dopo si deposita di nuovo sui mobili e sui ripiani. Lo ricorderò sempre con precisione perché fu semplice e senza particolari inutili. Irene stava lavorando a maglia in camera sua, erano le otto di sera e all’improvviso mi venne in mente di mettere sul fuoco il bricco del mate. Mi avviai per il corridoio fino a trovarmi davanti alla porta di rovere che era socchiusa, e stavo girando verso la cucina quando sentii qualcosa nella sala da pranzo o nella biblioteca. Il suono arrivava indistinto e sordo, come il rovesciarsi di una sedia sul tappeto o un soffocato sussurro di conversazione. Lo udii anche, nello stesso momento o un secondo più tardi, in fondo al corridoio che andava da quelle stanze alla porta. Mi gettai contro la porta prima che fosse troppo tardi, la chiusi di colpo appoggiandomici con il corpo; fortunatamente la chiave era infilata dalla nostra parte e inoltre feci scorrere il grande chiavistello per maggior sicurezza. (Quando Irene sognava ad alta voce io mi svegliavo subito. Non mi sono mai potuto abituare a quella voce da statua o da pappagallo, voce che viene dai sogni e non dalla gola. Irene diceva che i miei sogni erano fatti di grandi scossoni che qualche volta facevano cadere la coperta. Le nostre camere da letto erano divise dal living, ma di notte si sentiva tutto nella casa. Ci sentivamo respirare, tossire, presentivamo il gesto che conduce all’interruttore della lampadina, le mutue e frequenti insonnie. (Tratto dalla raccolta Bestiario, Einaudi, Torino, 1974, a cura di Ernesto Franco, traduzione di Flaviarosa Nicoletti Rossini e Vittoria Martinetto) Skip intro
Lo dico subito, senza girarci intorno. Mi sono reso conto che l’escalation di cazzeggio (di cui pure sono un fervente sostenitore) all’interno della finestrella dei commenti mi stava scatenando momenti di intollerabile violenza verbale. mercoledì, luglio 12, 2006 Shine on you crazy diamond
venerdì, luglio 07, 2006 Compulsione consumistica
Il sito Read Yourself Raw segnala tutti i mesi i fumetti più importanti (secondo apprezzabili criteri di puzza sotto il naso) acquistabili da Previews (che è il catalogo del distributore Diamond Comics per i negozi specializzati USA). Making Comics by Scott McCloud (Harper-Collins, $22.95): Terzo saggio a fumetti di McCloud. Sai già tutto. Il primo (Understanding Comics) mi era parso un interessante testo divulgativo; il secondo (Renventing Comics) l’ho trovato letale; vediamo che fa ora. Popeye Vol 1: I Yam What I Yam by EC Segar (Fantagraphics Books, $14.95). Primo di sei volumi che raccoglieranno tutto il braccio di ferro di Segar. Lo voglio! An Anthology of Graphic Fiction, Cartoons & True Stories edited by Ivan Brunetti (Yale University Press, $28.00). Dopo il successo del numero speciale di McSweeney’s dedicato al fumetto (e curato da Chris Ware), sembra stia per arrivare un’ondata di antologie che vogliono tentare di replicare l’evento. Questo mese previews annuncia anche The Best American Comics 2006, curato da Harvey Pekar e Anne Moore, però io di Pekar non mi fido molto (le storie di American Splendor sono tra le poche cose disegnate da Robert Crumb che non sono riuscito a leggere – mi è successo anche coi Dirty Laundry Comics, quelli fatti insieme a moglie e figlia) Big Fat Little Lit, edited by Art Spiegelman & Francoise Mouly (Raw Books & Graphics, $14.99). Raccolta di fumetti apparsi sui primi tre volume di Little Lit. Do Not Go Where I Can't Follow by Anders Nilsen (Drawn & Quarterly, $14.95). Ad Angouleme dormiva nel letto davanti la porta del bagno. Era difficilissimo andare a fare pipì senza svegliarlo. Sembrava un tipo tristissimo e, a leggere la descrizione di questo libri, probabilmente ne aveva ottime ragioni. The Sweeter Side Of R Crumb by Robert Crumb, MQ Publishing, $30.00. Già! Pulphope: The Art Of Paul Pope by Paul Pope, (Adhouse Books, $29.95). A me 'sta rockstar del fumetto statunitense piace moltissimo. Durante una gita a New York – alla fine degli anni 90 – avevo trovato questi alboni enormi che raccontavano le storie di ragazzette motorizzate che si accompagnavano a guardie del corpo gigantesche e meccanizzate che potevano tenere tra due dita, perché liofilizzate. Il tutto narrato con pennellata da calligrafo giapponese. Quando ne parlo con gli occhi lucidi, il mio amico Lorenzo mi fa osservare che non capisco un cazzo di fumetti; il mio amico Daniele – che è stupefacente e conosce sempre gli autori più hype del fumetto francese e statunitense cinque anni prima di tutti gli altri – invece mi dice che ormai è cosa vecchia (in realtà ha iniziato a dirmelo non appena l’ho conosciuto io; fa sempre così). A questo punto, prendo la mia lista e la porto alla Borsa del Fumetto. Qui qualcuno elabora il tutto con tecnologia del tardo Novecento (a naso, seconda metà degli anni 80) e dopo qualche mese mi arriva meno della metà dei libri che ho ordinato (tipicamente quelli che mi interessavano meno o quelli che ho indicato per un errore di valutazione). Ah… Su Linus da questo mese ci sono i Maakies di Tony Millionaire. Dieci anni fa Daniele diceva che erano una ficata. postato da sparidinchiostro alle 11:46 | link | commenti (27)
robert crumb, scott mccloud, segar, anders nielsen, paul pope martedì, luglio 04, 2006 Domande oziose
E’ un periodaccio. Il caldo dannato e l’umidità amazzonica hanno fatto emergere la vecchiezza che mi porto dentro. Dolorini ovunque e voglia di far la doccia (ma – mi dicono – più di tre al giorno è reato e poi, in ufficio, non c’è uno spazio adeguato). Che giorno triste sarà quello, speriamo lontano, in cui morirà anche R. Crumb. E poi: Molto semplicemente, proietto su Crumb delle cose di me stesso e di posti in cui ho vissuto. Forse amo i fumetti che mi permettono di farlo e che sono sempre meno Quanti e quali sono i fumetti che amiamo per questi motivi? |
Come eroe di carta sai
che gli spari d'inchiostro
non piangono morti
ma portano guai |