Spari d'inchiostro


martedì, maggio 31, 2005

E’ un po’ come il morbillo. Stiamo passandoci tutti. A me lo ha attaccato uno dei Luca di selfcomics ed eccomi qui per partecipare alla

 

Staffetta musicale

1.  volume totale dei file musicali:
Sono vecchio. Di mp3 ne ho un’inezia: un centinaio di mega perduti in un’alberatura di file dissennata. Si tratta di cose scaricate e dimenticate dopo il travaso su CD audio o di dischi rippati per motivi che non ricordo. In casa c’è un migliaio di CD spalmati sulle mensole.

2. ultimo cd comprato:

Non sono molto fiero dell’ultima capatina da Buscemi. Ho preso l’ultimo Yo Yo Mundi e un’antologia dei Parliament.

3. canzone che sta suonando ora:

Non ascolto musica col PC perché mi innervosisce.

4. cinque canzoni che ascolto spesso e che significano molto per me:

Ascolto dischi. Quelli che mi accompagnano da più tempo sono:

Tom Waits – Rain Dogs

Fela Kuti – Coffin for a Head of State

Clash – London Calling

Bob Marley – Babylon by Bus

Mano Negra – Puta’s Fever

I CD che ascolto di più in questi giorni sono:
John Coltrane – A Love Supreme
Cole Porter – De-licious (è un CD triplo antologico che ho trovato a 5 euro in un supermercato)
Manu Chao - Sibérie m'était contée
Alessio Lega – mp3 dal sito trasformati in CD audio (lo ascolto perché consigliato da amici, ancora non ho capito se mi piace)
Mauro Pagani – Creuza De Ma (il remake. E’ bellissimo!)

5. le cinque persone a cui passo il testimone:
Hmmm… E’ difficilissimo! Cerebroleso, Teozz e artdirector nei commenti (non hanno blog), Gipi e Claudio se passano di qui e hanno voglia di giocare.

 

postato da sparidinchiostro alle 12:12 | link | commenti (6)


Emiliano è una cara persona.
Lo conosco poco (ci siamo incontrati in un paio di occasioni e ho avuto modo di leggere le cose che scrive) ma mi ha sempre dato un'impressione positiva... e poi è un allegro cazzone con cui mi trovo in sintonio. Assecondare la sua richiesta mi sembra giusto:

> ciao paolo,
> come va? è sempre un piacere leggere il tuo blog, anche se non commento
> mai...
> ecco, dopo sta leccata di culo ti chiedo:
> perchè non pubblicizzi sul tuo blog queste due iniziative?
> 1) festival al forte prenestino a roma:
> http://crack.forteprenestino.net
> 2)sherwood comix festival
> www.sherwood.it (dove c'è il link del festival)
> grazie e, spero, a presto
> emiliano

La morale è: "L'adulazione paga!"

A proposito:
- il CRACK è a Roma dal 9 al 12 giugno
- Lo Sherwood Comix Festival è a Padova dal 6 al 9 luglio
- Io sono orfano dello HIU al Leonkavallo di Milano


lunedì, maggio 30, 2005

Alzare il tiro (IV)

Come ti dicevo, “fumetto popolare” e “militar intelligence” hanno una caratteristica in comune: sono contraddizioni in termini.

“Persone di nuvola” è un libro bello e utile scritto ed edito da Giuseppe Peruzzo. Il volume è il frutto dell’ossessione analitico-collezionistica di questo torinese che ha esaminato, testata per testata, quarant’anni di “riviste di fumetti d’autore” (come recita il sottotitolo del libro), dal primo numero di Linus a L’Ostile.

La terza appendice del volume riporta i dati di distribuzione ADS di Linus e Corto Maltese dal 1982 al 1992. In queste tabelle scopro che la rivista Linus è passata dalle 53.823 copie vendute del 1982 (un anno merdosetto, nell’84 avrebbe toccato le 64.547 copie) alle 42.236 del ’92. A Corto Maltese è andata peggio: 49.740 copie vendute nel 1984 (anno in cui però sono usciti solo i primi due numeri falsando il dato, già nell’85 il venduto sarebbe precipitato di un dozzina di migliaia di copie); 19.612 nel 1992.

Ti ricordo che, nella prima metà degli anni Novanta, le riviste scomparirono una dietro l’altra, concedendoci quale triste lascito un paio di zombie a far capolino dai chioschi (eredità loschissima che ancora ci godiamo). Gli editoriali degli ultimi numeri delle riviste in chiusura erano di una noia letale tanto apparivano già visti: mercato asfittico, alti costi della carta, lettori pigri, concorrenza sleale dei videogiochi, blablabla…

Oggi, a parte un paio di eccezioni (che però se analizzate in dettaglio non scatenano erezioni in nessuno), il fumetto in edicola, quello che vorremmo popolare, vivacchia con un numero di copie vendute tale da farci invidiare Linus per la tutta la durata di quel decennio (e spesso anche Corto Maltese).

Parliamoci chiaro: il fumetto è una roba d’elite. E visto che siamo davvero in pochi, da elite dovremmo iniziare a comportarci davvero. A cominciare dalla puzza sotto il naso.

(4. fine – prossimamente “La puzza sotto il naso”)

 

Poscritto: Un diavoletto mi ha fatto una domanda che non mi lascia in pace. La ripropongo: Se la morte del fumetto popolare ha privato la terra del potere fertilizzante donatogli dallo strato di letame, come è possibile che un fumetto vivo e rigoglioso fiorisca su un’industria agonizzante?


venerdì, maggio 27, 2005

Alzare il tiro (III)

Domanda triste e anche un po’ di cattivo gusto:
Cos’hanno in comune Milton Caniff, Walt Kelly, Al Capp, Alex Raymond, Charles Schultz, Harvey Kurtzman, Carl Barks, Jack Kirby, René Goscinny, Herge, Gianluigi Bonelli, Magnus, Bonvi e il fumetto popolare?

(3. continua)


giovedì, maggio 26, 2005

Alzare il tiro (II)

 

Va bene. Ho un po’ esagerato. Diciamo che mi sono lasciato trasportare da eccesso di zelo. Non è proprio il fumetto a essere morto ma solo un certo modo di concepirlo.

Mi spiego (o almeno ci provo).

Hai presente l’antico distinzione tra fumetto d’autore e fumetto popolare?

Quella che c’è sempre qualcuno che ti guarda dicendo: “Ma no, quelle robe lì sono difficili. Io non le leggo”?

Quella che ha fatto sì che Traini (supportato da una cricca di degni compari) infittisse pagine e pagine di inutile posta dei lettori su Comic Art?

Quella che se ti presenti alla cassa della tua fumetteria con un libro coconino, un manga panini e un albo dei supereroi di Warren Ellis c’è qualcuno che ti guarda come se fossi un marziano, perché non si mescola il sangue?

Quella che fa dire a Tito Faraci “amo il fumetto popolare e io ero un metallaro”?

Ecco. Quella distinzione non ha più alcun senso. E’ andata persa (come lacrime nella pioggia, suggerisce il biondo – quasi canuto – con gli occhi di ghiaccio) per decesso di uno dei concorrenti.

Da’ un’occhiata a cosa sta succedendo al fumetto da edicola. Non ci vuole il mago dei numeri per capire che qualcosa non va. Basta andare qui e guardare i dati (o l'assenza di dati) di vendita delle pubblicazioni a fumetti. E quelli di ADS sono dati che provengono da autocertificazioni volontarie fornite dai soli editori che offrono un po’ di trasparenza (per gli altri la domanda è sempre la stessa: perché tanta segretezza?).

Un esercizio ancora più facile. Prendi i mezzi all’ora di punta (occhei, ho esagerato non è più facile. Si avvicina il caldo e il contatto coatto col coatto dall’ascella pesante è un incubo). Prendili e guarda cosa fanno i tuoi compagni di viaggio. Sul treno va per la maggiore la chiacchiera (ascoltali, di solito parlano di calcio - stamattina la situazione è insopportabile -, di cose di televisione, di vacanze e di matrimoni – ché c’è sempre qualcuno che compra la casa, si sposa, figlia o si separa). Sulla metropolitana si legge di più. Quelli che non chiacchierano sul treno o che leggono in metropolitana hanno per le mani il quotidiano (il ridicolo campione che posso esaminare legge principalmente quotidiani gratis – Leggo, Metro, o il nuovo Gool – ma anche Repubblica, Corsera, il giornale e – qualche volta – Manifesto), una rivista (vanity fair trionfa! E personalmente mi sembra una fortuna, visto l’improponibile paragone con gli altri settimanali) o un romanzo (di solito Dan Brown o John Grisham, stamattina – giuro! - c’era una ragazza con la Cognizione del dolore di Gadda). Di fumetti neanche l’ombra. Vedrò un ratman o un manga la settimana.

So che non è bello lasciarsi incastrare dal sillogismo, ma a me viene il sospetto che i fumetti vendano meno della stampa periodica o dei libri.

Vuoi provare a dare un’occhiata allo stato del mercato del romanzo?

(2. continua)


mercoledì, maggio 25, 2005

Alzare il tiro (I)

Igor dice che bisogna davvero alzare il titolo.
Alessandro chiede come mai non esista una riflessione ontologica sul fumetto.
Fabian gli risponde dicendo che lui legge pochi fumetti, poi cita una rivista francese molto raffinata (Bang di Casterman) che contiene un’intervista a un genio statunitense ancora inedito in Italia (Chris Ware) e fa osservare che l’opera di Ware sta lì a dar torto ad Alessandro.
Massimo Galletti è in preda all’ossessione per un festival del fumetto che finalmente si concreterà in qualcosa: un evento centrato sui libri a fumetti importanti degli ultimi 15/20 anni.
Un’iniziativa molto meritevole. Ma dove trova il suo senso?
La storia – lo dice anche Foucault da qualche parte (forse nell’archeologia del sapere) – non è continuità. E’ piuttosto una sequenza di punti notevoli, di discontinuità rilevanti i cui effetti si sono ripercossi sulla società in esame. Per dirla in consulese (lingua che padroneggio grazie a quasi 20 anni di frequentazione e che mi rende un incomprensibile e stimato professionista), del processo ci interessano le transizioni e non gli stati (8-0!! Vabbé, non lo faccio più).
Cosa ha modificato radicalmente il fumetto negli ultimi 20 anni? Perché Massimo ha ragione a cercare i libri a fumetti fondamentali?
Io credo che un punto di discontinuità ci sia.
La morte del fumetto.
In “Segno e inferenza”, Umberto Eco fa osservare che aprire una qualsiasi discussione affermando la morte dell’oggetto di studio ti mette al riparo da un sacco di problemi. Quando sei lì a cianciare di un robo vivo e scalciante, c’è il rischio che questo si muova proprio mentre cerchi di indicarlo. Con le autopsie la possibilità di guaio si riduce enormemente.
Ho parlato una volta sola con Jose Muñoz e lui mi ha detto “credo che il fumetto sia destinato a fare la fine della poesia. Una cosa fatta da pochi per pochissimi”.
Ok. E’ fatta. Il fumetto è morto. Requiescat in pacem.

(1. continua)


martedì, maggio 24, 2005

Lo strano caso del dottor Gorey e del signor Ahi

Credo che mia figlia sia un ottimo termometro dei miei gusti. Almeno per quanto attiene ai libri per bambini.

Per esempio, Edward Gorey, che abbiamo scoperto con i tre librini fatti da Adelphi, non ci piace. Non lo capiamo e non riusciamo a entrare in sintonia. Ci distrae e non ci mantiene avvinti alla pagina. Ciò fa sì che quando arriviamo alle rivelazioni tremende (come quando di scopre che i bambini della bicicletta epiplettica sono morti) scopriamo verità che i sono indifferenti e che toccano personaggi che non riusciamo ad amare. (Sono consapevole che non amare Gorey sia grave: è un problema solo mio; Chiara ha cinque anni e ha un sacco di tempo per rimettersi a pari).

Ci piace invece, e da impazzire, un signore che Edward Gorey lo ha sempre guardato con estremo interesse: Franco Matticchio. E’ uscito per Nuages un librino che ricorda molto, anche per la forma, quelli dell’americano. Si chiama “Trilogia del signor Ahi” e raccoglie tre storie che credo di aver letto su Linus. Gli unici segni sul libro che non provengono dalla penna di Matticchio sono il prezzo (8 euro) e il barcode in quarta di copertina.

Io e Chiara abbiamo iniziato a leggerlo e subito si è unito a noi anche Davide (che di anni ne ha due). Il libro ci ha entusiasmati al punto che Chiara, che si ricordava di aver incontrato il signor Ahi, ha preteso la rilettura di “Sensa Senso” (Milano Libri, 1993, adesso lo si trova facilmente nei remainder).

Matticchio ha rallegrato il nostro fine settimana e ci ha reso una famiglia felicemente vicina sul divano.

A proposito... Caro Matteo Codignola, traduttore della bicicletta epiplettica, quattordici paia di calzature sono ventotto scarpe. Chiara ha contato quelle in copertina e non le è piaciuto per niente quello che ha scoperto. Va bene che “EPIPLECTIC BICYCLE EDWARD GOREY” sono 28 caratteri e “BICICLETTA EPIPLETTICA EDWARD GOREY” 32. Ma non si rovinano così i giochi nascosti nei libri, ché poi i bambini ci restano male.

postato da sparidinchiostro alle 09:03 | link | commenti



lunedì, maggio 23, 2005

Baci dalla provincia

 

Sono cresciuto a Senago che come puoi facilmente notare non è desinente in “ate”. Per fortuna lì intorno ci sono Novate, Garbagnate, Limbiate, Cesate e Bollate. A Bollate poi ci sono anche andato a vivere.

“La gamba del Felice” parla di questi posti (in realtà non proprio: è scritto da uno che è nato a Tradate ed è cresciuto tra persone che non hanno ancora ben capito se stanno a nord della Lombardia o a sud della Svizzera). E’ uno smilzo romanzo (meno di centocinquanta pagine) scritto da Sergio Bianchi ed edito da Sellerio.

E’ quello di Bianchi un racconto indispensabile. Parte dall’inizio degli anni cinquanta (e ancora non ho capito se è solo un caso che le mie letture mi portino spesso da quelle parti) e ti conduce per mano attraverso il miracolo italiano, fino a giungere all’apice di quel processo che ci ha condotto a ciò che Guido Crainz chiama efficacemente il paese mancato.

Lo sguardo della narrazione è molto gipiano. La Storia passa dalla provincia e La si annusa perché pervade i gesti di tutti coloro che non potranno mai ambire a un ruolo che sia minimamente più rilevante di quello della comparsa.

 

Sergio Bianchi è nato a Tradate, posto in cui ricordo di essere andato una volta sola (siamo così noi che viviamo in provincia, o andiamo per boschi o tendiamo a migrare verso il centro: dell’altrui periferia ce ne stropicciamo assai). Si era ancora negli anni 80 e c’era un concerto dei Nomadi. Augusto Daolio era ancora vivo (forse anche Dante Pergreffi) e avevamo avuto un po’ tutti questa enorme svisata per il gruppo dopo l’uscita di un doppio dal vivo che chiamavamo “like a sea never die” e che ci passavamo su nastri duplicati rumorosi e disturbati (inascoltabili, certo,  ma allora mi davano un piacere che oggi non oserei neanche chiedere a un CD).

E a Tradate ho vissuto il mio secondo concerto dei Nomadi (il primo era stato a Penna San Giovanni un anno prima). Ho anche abbracciato Augusto e c’è una foto lì a dimostrarlo e gli ho chiesto il mio pezzo preferito.

 

A un certo punto, la musica ribelle entra anche ne “La gamba del Felice”. Si fa sentire e questi ragazzi, mentre vivono la loro avventura immobile ma “on the road”, si mettono a cantare “Noi non ci saremo” (vedremo soltanto una sfera di fuoco, più rossa del sole, più vasta del mondo, nemmeno un grido risuonerà e solo il silenzio come un sudario si stenderà, tra il cielo e la terra per mille secoli almeno… ma noi non ci saremo).

 

Fosse di un qualche interesse, la canzone dei Nomadi che più amavo era “Il fiore nero” (così quando il sole muore, fiore perdi il tuo colore, le qualità che ti hanno reso vero, ma chi lo dice che il fiore è nero?)

 

postato da sparidinchiostro alle 12:57 | link | commenti (3)



venerdì, maggio 20, 2005

Una domanda idiota

Qualcuno mi sa spiegare perche il rapporto sulla pornografia dell'eurispes è realizzato con il patrocinio del pontificio consiglio per le comunicazioni sociali?

postato da sparidinchiostro alle 08:29 | link | commenti (4)
jamin-a


giovedì, maggio 19, 2005

Prova a fare una ricerca con google.
Le parole chiave sono:

  • Tolo Tv: nome della televisione afghana (trasmette da Kabul) più occidentalizzata del momento;
  • Hop: nome della trasmissione di Tolo Tv che si presenta come risposta locale a MTV
  • Shaima Razayee (o Rezayee): nome della conduttrice di Hop che è stata freddada ieri con una pistolettata al cranio.

Il risultato è sconsolante. Questo è l'unico link che riporta la notizia.

postato da sparidinchiostro alle 11:24 | link | commenti (4)






Come eroe di carta sai che gli spari d'inchiostro non piangono morti ma portano guai