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Spari d'inchiostro
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venerdì, dicembre 24, 2004 CHIUSO PER FERIE
Baci P. mercoledì, dicembre 22, 2004 Piero
Questo libro parla di lenzuola, fratelli che dormono nello stesso letto, formazione sentimentale e formazione artistica. Ti ricorda qualcosa? Le similitudini finiscono lì. Questo libro è un capolavoro!
Cous cous
In uno dei pochi pezzi degni di nota del disco triplo prodotto in occasione del controfestival di Mantova (te lo ricordi? L’opposizione dallachiesiana al mafiofestival sanremese) c’è un coretto con pesante dizione nordafricana che fa più o meno così: “Umberto Bossi dammi tua filia / che non mi importa se ti somilia / io vengo in Italia / metto su familia / e prima notte / io fa lei.. COUS COUS”
Ignoro chi siano gli autori e gli interpreti del pezzo (il disco me l’ha rippato Sandra che forse l’ha comprato) ma io il cous cous lo faccio così.
Prendo una grossa melanzana. La taglio a fette di circa un centimetro che salo e metto su un piatto, e sotto una pentola piena d’acqua, perché perdano l’amaro per mezz’ora. Lavo le fette di melanzana, le strizzo e le taglio a quadroni di un paio di cm di lato. Taglio due carote a rondelle di mezzo cm e due o tre patate a dadi di un paio di cm. Affetto una cipolla (fettine sottilissime) e la metto in una pentola a soffriggere nell’olio insieme a una stecca di cannella. Quando la cipolla è dorata (nei libri di cucina dicono così), aggiungo melanzana, carote e patate e lascio andare a fuoco basso per venti minuti (di tanto in tanto bisogna rimestare - questa nota serve soprattutto a Michele Ginevra che qualche volta tenta di trifolare le zucchine con la fiamma ossidrica). Affetto un paio di zucchine (rondelle di mezzo cm) e un pezzo di zucca (se ce l’ho) . Pulisco dei fagiolini o dei piattoni (si lavano, si tolgono le estremità e il filetto e si rompono in due o tre pezzi) . Prendo una scatola di ceci pronti, la apro e sgocciolo il contenuto. Aggiungo tutte queste verdure a quelle gia nella pentola. Metto sale, pepe e un cucchiaio e mezzo di harissa (ce ne starebbe bene almeno il doppio, ma moglie e figli poi si lamentano). Copro con acqua calda. Quaranta minuti di cottura lento (con periodiche rimestate) con la pentola coperta. Aggiungo un po’ di pomodori tagliati in pezzi grossi, correggo di sale (se è il caso) e faccio andare per un altro quarto d’ora a fuoco alto e senza coperchio perché il tutto si asciughi.
Per il semolino mi attengo rigidamente alle istruzioni sulla scatola. Evito accuratamente quello del commercio equo e solidale perché mi viene sempre acquosissimo.
Siccome sono completamente incapace di controllare le dosi, mi vengono sempre quantitativi importanti di verdure cotte. Nello spirito di profondo ottimizzazione dei resti che popolano il frigorifero (a casa non abbiamo i simpastri), ho scoperto una variante che mi sembra pregevole.
Prendo due rotoli di pastasfoglia e stendo il primo su una teglia (bisogna ricordarsi di lasciare la carta forno, che di solito avvolge la sfoglia, tra la pasta e la teglia; è inoltre buona cosa forellare la pasta con una forchetta). Taglio a dadi del formaggio (a me piace combinare scamorza e asiago), ci aggiungo due uova, tenendo da parte un po’ di albume, è un importante quantitativo di verdure cotte. Mescolo bene e stendo il preparato sulla sfoglia. Copro con la seconda sfoglia (le cui dimensioni ho preventivamente aggiustato col coperchio di una pentola), bucherello nuovamente con la forchetta e spennello di albume. Nel forno caldo (200°) per 40 minuti. E’ ottima se servita tiepida.
martedì, dicembre 21, 2004 Incredibile!
Queste 64 paginette sono state finalmente ristampate. Amazon dichiara che si tratta di materiale disponibile!
2004
Alla fine dell’anno tutte le pubblicazioni che si rispettino presentano ai proprio lettori le classifiche. I più bei dischi. I più bei libri. I più bei film. I più bei... Per no essere da meno, ecco il mio personalissimo elenco delle cose che mi hanno aiutato a vivere meglio negli ultimi dodici mesi. Rigorosamente alla rinfusa, rischiando di infilare nel mucchio cose poco c’entrano con l’anno scorso e di dimenticare cose fondamentali. Marjane Satrapi, Tagia e cuci. Perché l’ha letto mia suocera senza accorgersi che era un fumetto e soprattutto inconsapevole del fatto che fosse ambientato in Iran: da siciliana verace era convinta fosse ambientato nel sud Italia. Frederick Peeters, le pillole blu. Perché il mio amico Lorenzo ne ha comprate 20 copie e lo regala a tutte le persone che rispetta. Fabian Negrin, il mondo invisibile. Perché un illustratore straordinario (per una casa editrice straordinario) scrive storie belle e spesso commoventi affidandone l’interpretazione iconica ad amici e maestri del segno (Ballester, Fisher, Giandelli, Gipi, Igort, Lussu, Matticchio, Munoz. Scassa, Spider) Carlos Nine, Prints of the west. Perché alcune di queste ricostruzioni dell’immaginario di frontiera mi hanno lasciato ansimante e con le lacrime agli occhi e ho dovuto posare il libro più volte per riprendere fiato e fermare le risate. Harvey Kurtzman, The grasshopper and the ant. Perché questa bellissima edizione di una storia breve fatta da sua maestà Kurtz per Esquire è uscita nel 2001, ma io ci ho messo un casino di tempo per procurarmela. L’ha fatta Denis Kitchen con la sua minuscola etichetta. Paul Grist, Jack Staff, everything used to be in black and white.Perché Paul Grist riesce a raccontare benissimo anche quando fa supereroi invece del suo Kane. Due Lucche fa, indi press l’aveva annunciato. GIPI, Appunti per una storia di guerra. Perché... lo sai. E se non lo sai, smetti di leggere e vai a comprare il libro di Gipi. Caccia tutti di casa (o aspetta che tutti vadano a dormire), siediti sulla poltrona comoda e goditelo. Poi puoi anche tornare, se vuoi. Hanawa, Prima della prigione. Perché mai nessun modellista ossessivo compulsivo mi aveva messo così tanta ansia addosso. Frederic Boilet, Lo spinacio di Yukiko. Perché è un libro erotico. E, ormai a corto di motivazioni: Michel Rabagliati, Paul trova un lavoro estivo. Bonanno e Bruno, Irriducibili. La ristampa di tutte le storie che i due hanno fatto per Schizzo. Bonanno sta tornando con un progetto di rivista (insieme al sodale Patanè e a Spataro). E Bruno? Cosa sta facendo? Breccia e Lovecraft, I miti di Chtulhu. Inoltre, sulla fiducia (perché tra i libri da leggere): Joann Sfar, L’homme-arbre. Daniel Raeburn, Chris Ware. Baru, L’enragé. McSweeney’s 13, che dovrebbe essere finalmente in viaggio, puntata verso casa mia (amazon permettendo) Disarmati
Lunga pausa per sparidinchiostro. Non avevo nulla da scrivere. Dopo l’incontro di Cremona sono rimasto a crogiolarmi nel dolore causatomi dalla frase di Laura Scarpa. Dannazione! I miei figli disarmati di fronte a un’edicola cattiva e globale, costretti ad abbracciare il pensiero unico a causa dell’assenza di riviste. Assenza di riviste. E’ bello da dire. Perché a me quel formato manca davvero. Oggi compro tutto quello che gli somiglia. Anche Linus. Anche quando non dovrei. Eppure se ripenso ai tempi precedenti la scoperta di Linus e Alter (avevo dieci anni e mio padre era poco attento alle cose che tiravo su dalle bancarelle a Messina), ricordo solo Topolino, i supereroi cenisio (e non i marvel corno), lanciostory e Diabolik. Il giornalino è arrivato dopo e, con i suoi lucky luke, asterix, petra cherie e spada, ha coperto gli anni che hanno separato quei pochi linus messinesi (che però contenevano molte delle mie successive ossessioni: paz, Corben, moebius, Pichard, ...) dal primo numero de l’eternauta (era il 1982 e avevo 14 anni). Non ho mai sfogliato né il corriere dei piccoli né il corriere dei ragazzi. Grazia Nidasio l’ho scoperta molto dopo (filtrata tra l’altro dalla Martina che Laura Scarpa faceva per Ragazza in, comprata dalle mie due sorelle maggiori) Durante il fine settimana - sempre assai attento alla ritualità delle mie azioni - vado in edicola coi figli. Siamo piuttosto fortunati. L’edicola vicino cosa è un negozio assai fornito con due scaffalature che formano un corridoio di tre metri circa con a sinistra i prodotti per l’infanzia (fumetti, gadget, riviste da disegnareritagliarecolorare, buste sorpresa) e a destra quelli per l’adolescenza, i fumetti e i romanzi di genere (urania, giallo, harmony,...). Sabato Chiara, che ha appena compiuto 5 anni e che per natale vuole un libro con gli scheletri e i muscoli dei dinosauri, ha afferrato senza esitazione il nuovo numero di Monster Allergy. Le avventure di Zick ed Elena Patata (che - per inciso - stanno già esaurendo l’iniziale carica divertita per rifugiarsi in una serialità ripetitiva) hanno rallegrato il nostro fine settimana alternandosi a “coniglio samurai” (Usagi Yojimbo di Stan Sakai) e alla saga di Zio Paperone di Don Rosa. Davide, che ha quasi due anni, sorprendendo sia me sia mia moglie Patrizia, ha fatto la sua prima scelta consapevole: ha voluto la Pimpa e c’è voluto del bello e del buono per convincerlo a lasciarlo un istante perché l’edicolante ne leggesse il prezzo. E se il problema fosse connesso a un’offerta mediatica abnorme (per quantità e discontinuità qualitativa) che si presenta agli occhi del lettore bambino senza guida alcuna da parte degli educatori? Quanti genitori, quanti insegnanti delle scuole materne ed elementari sanno oggi “guardare le figure”? Il tema mi intriga. Ci torno (alla prossima battaglia lo rifaccio). giovedì, dicembre 09, 2004 L’accompagnatore
"Paolo? Galletti!" Le telefonate di Massimo Galletti cominciano così. Durano molto e si concludono solo dopo che si è parlato della vita, l’universo e tutto quanto.
Ieri Massimo ha precettato alcuni tra i fumettofili patologici sparsi per il nord Italia e li ha riuniti nei locali del CFAP di Cremona. I temi erano: COS'E' IL FUMETTO NEL MONDO E IN ITALIA
COS'E' IL FUMETTO DI QUALITA' NEL MONDO E IN ITALIA
QUALI STRATEGIE PER PROMUOVERE IL FUMETTO DI QUALITA'
Per dirla in altri termini: il primo punto all’ordine del giorno era "rivoluzione mondiale proletaria"; il secondo, varie ed eventuale.
Come al solito si è arrivati a parlare dell’assenza di prodotti specificamente dedicati ai bambini, capaci di indirizzarli al fumetto e di accompagnarli nella crescita per poi affidarli a prodotti progettati per altre fasce di età.
Laura Scarpa, animatrice del corrierino e di Struwwelpeter, autrice di Martina e direttora di Scuola di Fumetto, a un certo punto ha detto:
"Io da piccola leggevo il Corriere dei Piccoli e su quelle pagine mi appassionavo a Corto Maltese. Quando sono diventata troppo grande per il Corriere dei Piccoli, ho naturalmente seguito Corto Maltese sulle pagine Linus. Mi piaceva Corto e mi sono detta che mi sarebbero piaciuti anche gli altri personaggi ospitati su quelle pagine".
Stamattina, sul Malpensa-Dusseldorf delle 7.10, ho letto l’ultimo numero di Linus. Il volo dura poco più di un’ora: ho fatto anche in tempo a sfogliare il quotidiano, a bere un’approssimazione di caffé e a invaghirmi della hostess tedesca.
Linus è così attento alle "diversità", che si sono guadagnate uno spazio ammirevole nel sottotitolo, da aver perso di vista ciò che per la testata era consuetudine: il fumetto.
Tra Get Fuzzy, Dilbert e ristampe delle peanuts, il lettore di fumetti si ritrova costretto a leggere brandelli decontestualizzati di Konig, Doonesbury e Boondocks.
Proprio in una striscia di Boondocks ho trovato la chiave di lettura dello stato di salute di Linus, del fumetto, della sinistra, della vita, l’universo e tutto quanto.
Eccola.
giovedì, dicembre 02, 2004 Notizia giratami da Matteo Stefanelli:
HBO CELEBRATES COMICS AND SUBVERSION Chris Ware, Dan Clowes, Lynda Barry, Charles Burns and Kaz are amongst the cartoonists scheduled to appear at The 11th Annual U.S. Comedy Arts Festival (USCAF), sponsored by HBO, and held February 9 -13 in Aspen, Colorado. HBO will host a panel entitled The Rise of the Graphic Novel. Moderated by McSweeney's editor Dave Eggers, the panel, consisting of the aforementioned Fanta celebrities, Art Spiegelman and several other comics creators, "will look at how the comic book has evolved to one of the hippest, most subversive literary forms." Additionally, Aaron McGruder will emcee the Freedom of Speech Award ceremony, which is to honor Garry Trudeau. According to the press release, "the annual award is in recognition of the challenges artists have faced while using their craft to speak out on social issues." For further information, go to: http://www.hbocomedyfestival.com
915 “You are a lucky man, sir!” Quando l’uomo che si sta rigirando la mia carta di credito tra le dita sussurra tra i denti questa frase, sento sempre un brivido doloroso risalirmi la nuca. La prima volta ero a Dublino e stavo ritirando l’auto con cui avrei fatto un giro dell’Irlanda. Le miserrime Ford Fiesta erano finite: mi sarebbe toccata una Toyota Corolla. L’albergo in Dusseldorf assegnatomi dall’allegra lotteria gestita dall’ufficio viaggi della società per cui lavoro è il Nikko hotel, di proprietà e design nipponico. Quando mi registro in reception è buio da un po’. Sono le dieci e mezza passate. Il ragazzo al banco mi guarda un po’ triste e profferisce la fatidica frase. “You are a lucky man, sir!” Mi dice che le camere, per un errore, sono state tutte assegnate e che - accidenti! - è costretto a farmi soggiornare nell’ultima rimasta libera. La 915. La “presidential suite”. Lo guardo scettico, afferrò la tessera magnetica (ma che fine hanno fatto le piacevoli e pesanti chiavi metalliche?) e mi infilo in ascensore. Lotto con la bottoniera (30 secondi buoni per capire che devo usare la tessera magnetica anche per far partire l’ascensore) e mi sparo al nono piano. Attraverso un breve corridoio e sono davanti alla porta col mio numero. 915. Si tratta di un appartamentino di duecentocinquanta metri quadri. Nella camera potrei parcheggiare casa mia. Senza neanche ingranare la retromarcia. In bagno c’è una di quelle vasche con l’idromassaggio che si chiamano come la mafia giapponese. Ora, dopo mezz’ora di bollicine calde lungo il corpo, sono seduto su uno dei 4 divani di quello che sembra un salotto. Di fronte a me un televisore quarantapollicialplasmaultrapiatto che ho sintonizzato su Al Jazeera. Fra un po’ spegnerò il pc e mi infilerò nel lettone caldo. Probabilmente non leggerò la biografia di di Walt Disney (quella di Marc Eliot) che mi sono portato. Non mi sento particolarmente fortunato, ma ho avuto serate peggiori.
mercoledì, dicembre 01, 2004 Al volo in volo
0. Sveglia alle 5 per volare a Dusseldorf. In Malpensa (l’aeroporto di Milano è - come è noto - sito in Busto Arsizio, Varese) mi accoglie una sorpresa: pubblicità di Computer Associates che mette immagini in sequenza (per alcuni l’essenza del fumetto). Primo quadretto: centro di calcolo colmo di armadi pieni di calcolatori e didascalia Reattivo Secondo quadretto: Testo A volte il giusto software trasforma la vostra azienda Terzo quadretto: centro di calcolo colmo di armadi pieni di calcolatori e didascalia Proattivo Voglio conoscere il Creattivo.
1. Ho finalmente letto “Appunti per una storia di guerra” di Gipi. E’ uno di quei (pochissimi) fumetti che mi fanno venire voglia di diventare editore per pubblicare le cose dell’autore che non sono mai state raccolte in volume.
2. Il terzo volume di Alta fedeltà, l’antologia annuale di Alta Fedeltà/BD, è come sempre molto interessante. Tra Mignola, Rosenzweig, Frisenda e altre cose degne si innesta un gioiellino. E’ una storia di Andi Watson sulle seconde possibilità. Con l’età mi commuovo facilmente.
3. Lovecraft di Rodionoff, Breccia e Giffen (uscito per Magic Press) è una storia sulla difficile eredità dei padri. HPL riceve dal padre il necronomicon e si ritrova per sempre condizionato. Enrique Breccia riceve dal padre, Alberto, il disegno e Lovecraft. E’ uno scontro impari. I miti di Chtulu di Alberto Breccia (appena riedito dalla Comma 22 di Daniele Brolli) è un libro indispensabile. Lovecraft è un libello con sceneggiatura rubata al cinema mass market statunitense e, in quanto tale, pregna di ingenuità talvolta fastidiosa. Triste ma prevedibile, gli acquerelli di Enrique Breccia non giocano neanche nello stesso campionato delle pagine dagli inchiostri lavati del vejo.
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Come eroe di carta sai
che gli spari d'inchiostro
non piangono morti
ma portano guai |