|
Spari d'inchiostro
|
|
giovedì, gennaio 10, 2008 lunedì, gennaio 07, 2008 Fine degli spari
![]() Siamo arrivati al capolinea. Tocca di cambiare strada. Si ricomincia, tra qualche giorno, qui. Parliamo di figure e cose. Ti prego di non mancare. Un abbraccio Paolo En sus remotas páginas está escrito que los animales se dividen en (a)pertenecientes al Emperador, (b)embalsamados, (c)amaestrados, (d)lechones, (e)sirenas, (f)fabulosos, (g)perros sueltos, (h)incluidos en esta clasificación, (i)que se agitan como locos, (j)innumerables, (k)dibujados con un pincel finísimo de pelo de camello, (l)etcétera, (m)que acaban de romper el jarrón, (n)que de lejos parecen moscas. mercoledì, dicembre 26, 2007 Ce l’ho fatta
![]() Tra spallate e imprecazioni sono riuscito a riemergere dalla bolgia che intasa strade e case. Ora, e fino a quando non sarà tutto finito, mi serro in casa, dispongo i sacchi di sabbia sulle finestre e carico il fucile a sale grosso. Qui coccolo moglie e figli, ascolto i miei dischi, leggo e scribacchio. Però, siccome le feste finiscono presto e dal 27 puoi mettere nuovamente piede in libreria, ti consiglio qualche libro per goderti di più le vacanze.
postato da sparidinchiostro alle 01:52 | link | commenti (4)
paolo bacilieri, jack kirby, harvey kurtzman, john berger, peter newell, piergiorgio bellocchio venerdì, dicembre 21, 2007 martedì, dicembre 18, 2007 Garage ermetico
![]() Il garage ermetico, lo sai, è una trasmissione radiofonica che parla di fumetti. Quando Laura mi ha chiesto di fare una chiacchierata al telefono per parlare delle nubi, ho detto chiaramente e subito: “Sì!” (ché tanto all'ego ipertrofico non si può mica comandare). Si tratta di un’intervista che dura cinque minuti e che ha un solo difetto: non rappresenta pienamente le nubi. 5 minuti di chiacchiere solo mie non possono raccontare tutto quel giornaletto. Per raccontare Nubi, come si sarebbe dovuto, servivano 2 minuti e mezzo miei e due minuti e mezzo di quell'altro. I suoi però dovevano essere ascoltati all'inverso. in questo modo diventerebbe finalmente chiaro perché spesso non si capisce nulla di quello che dice borisbattaglia: le sue sono, con ogni evidenza, invocazioni a satana! L’intervista è andata in onda nell’ottava puntata del garage. Qui il link diretto all’mp3. venerdì, dicembre 14, 2007 Per gli uomini
![]() “Per gli uomini contano solo sue cose: la dimensione dei loro ideali e la dimensione del loro uccello” dice Nina in Guardami, film di Davide Ferrario che continuo a reputare mediocre ma che si rifiuta di abbandonarmi. E questa osservazione della porno attrice di fronte alla morte – Nina, appunto – è vera anche per le donne. Incontro Stefano sul treno. Due o tre volte. Siamo stati compagni di classe al liceo e poi non ci siamo rivisti per quasi vent'anni. L’ultima volta che l’ho visto, un mese fa, mi ha parlato di una rimpatriata della quinta E. Avevo una buona scusa e ho rifiutato (usciva Patrizia o dovevo vedermi con degli amici, non ricordo). Però ci siamo scambiati i numeri di telefono e gli indirizzi mail. Non ho mai amato la scuola e ho rimosso l’idea di me durante quei cinque anni a Saronno. Ero una persona diversa, mi illudo. Un ragazzo con cui, oggi, non ho più nulla a che vedere. Timido, aggressivo, antipatico (beh… alla fine qualcosa ti resta sempre attaccata addosso). Un adolescente, insomma. Sono passati vent’anni dai miei esami di maturità e oggi mi trovo coinvolto in una chiacchierata mail con questi sconosciuti che, un tempo, furono miei compagni di classe. Leggo il tono scherzoso con sui si cerca di tornare in sintonia e non so cosa dire. Non li conosco e loro non conoscono me. Sono donne e uomini diversi. E anch’io, del resto, sono un altro uomo. Allora faccio il consulente e riempio il vuoto con un trucco. Lo sai, mi viene naturale. Dichiaro scopertamente il mio imbarazzo. Dico di sentirmi come Capitan America riemerso dai ghiacci dopo vent’anni di ibernazione. Dico che il mondo è cambiato e, allora, è necessario che mi presenti. Le solite tre informazioni: il mestiere di consulente, la moglie e i due figli, l’amore per le storie con le figure. Da quel momento, in molti decidono di presentarsi a loro volta. Ed è l’esibizione dell’ego. Facciamo a chi ce l’ha più grosso. E volano paroloni e aggettivi innumerevoli per definire mestieri, vite e famiglie. martedì, dicembre 11, 2007 CVD
![]() Posso dimostrare con tranquillità tre cose. 1. La teoria di Alessandro & Giuliano fa acqua da tutte le parti. Non è vero che un blog lo si va a leggere tutti i giorni e se non ci appare qualcosa di nuovo frequentemente non lo si va a vedere più. In questi giorni ho scritto con costanza e i numeri parlano chiaro. 2. Le cose più interessanti di questo blog accadono nella finestra dei commenti. Se non ne sei lettore abituale, ti stai perdendo i consigli di lettura di Cerebroleso. Nonostante le apparenze quel tipo è affidabilissimo. Nella finestrella qua sotto scrive: David Wiesner è un genio Tuesday è un capolavoro Flotsam è bellissimo e l'unica cosa dei suoi picture books che non le vengono perfette sono le copertine Anthony Browne è un genio Voices in the park è un capolavoro Zoo è straordinario ancora facendovi le seghe con ottoseibold garybaseman e cagate simile? mi fate ridere cerebroleso ps, alla milano libri c'è un alice nel paese fatto da ottoseibold che è il più brutto popup dai tempi della torre di babel 3. Sono circondato da una banda di bastardi. Uno mi scrive in mail: in questa antologia della scapigliatura milanese, trovi un racconto oculistico intitolato 'Macchia grigia'; qualsiasi riferimento a sparidinchiostro realmente esistenti non c'entra. domenica, dicembre 09, 2007 Autoreferenziale io?
Mio padre è una cara persona. Pensa che di recente mi ha offerto un box (lontano da dove abito) in cui stipare la carta. In casa non ci stava più nulla e avevo già riempito la cantina (molto asciutta, non temere) di scatoloni. Siccome libri e riviste li conservo perché mi possono servire e non per collezionismo, posso confermare che la ricerca di materiali inscatolati è un inferno. Ho montato degli armadi di metallo nel mio nuovo box e sto iniziando a portarci libri. Vergognandomene, devo confessare che, anche se non affetto da collezionismo, un bel po’ di feticismo cartaceo ce l’ho addosso. Apro le scatole e vengo investito da tonnellate di spazzatura. Va bene, mi dico, sto conservando questa roba perché un giorno potrebbe servirmi. Nella vita non si sa mai e tutto può tornare utile. Un numero speciale di Abitare, uno di Playboy, un’antologia di racconti di fantascienza europea tradotti dall’inglese (compreso Lino Aldani), un fascicoletto con i fumetti rosa di Frank Frazetta, un albo di Baldazzini contenente giochi sulla scorta della settimana enigmistica, una pigna di romanzi di Agatha Christie, vecchi sgt. Kirk, gli Urania di Serge Brussolo, … Là in mezzo sto trovando anche cose bellissime.(non che queste che ho menzionato facciano schifo: mi sono guardato bene dal raccontarti dei peggiori albi marvel dei mutanti - il periodo Inferno degli X-Men in edizione USA! – e dei saggi paccottiglia che – se fossi uno snob doc – avrei già buttato da un pezzo). Se nei prossimi giorni, passando di qua, dovessi trovarmi eccitatissimo per qualcosa di molto vecchio, non stupirti per la mia formidabile memoria: dileggiamo tranquillamente per la mia pochezza umana. mercoledì, dicembre 05, 2007 Prima questione: non hai più voglia di farlo
![]() Non so quale sia il motivo per cui, periodicamente, devo raccontare le motivazioni del blog. A volte ne sento il bisogno, a volte me le chiede qualcuno. Dì un po’, com’è che tu che ti dichiari serio professionista ti ritrovi ad avere un diarietto pubblico da adolescente in ritardo? Ah… Certo che una volta era più bello! Certe litigate nella finestra dei commenti! Mi sa che non hai più voglia di fare il blog. Sei tutto preso da altre cose e quindi lo trascini inutilmente di qua e di là. Non credi sia meglio smetterla? A chi è diretto sto robo? Occhei. Torniamo ai fondamentali. Queste pagine non sono un servizio pubblico. Non sono un luogo dell’informazione. Non sono neanche un salotto della critica… né, tantomeno, uno spazio del dialogo. Mi macero e ci penso, ma è indiscutibilmente così. A Lucca mi è successo di chiacchierare con alcune blogghesse (qui Giulia riferisce del fatto). E durante la ciacola, per altro pubblica, è emerso quanto sia solido l’implicito contratto che si instaura tra blogger e commentatori. E’ un contratto semplice. Prevede solo due obblighi: a) Devo aggiornare frequentemente. b) Devo rispondere a chi commenta. Taccio per giorni e inserisco cose nuove quando ne ho voglia. Rispondo molto di rado. Spesso non ho niente da dire e, quando dico, mi sento un po’ idiota per la pochezza delle mie risposte. E allora perché un blog? Perché ho idee. Perché ho bisogno di scriverle (per un paio di ottime ragioni... ma, se non le hai già intuite, te le racconto un'altra volta). Perché la scrittura lenisce il dolore. Temo di averne ancora bisogno. That’s all folks! martedì, dicembre 04, 2007 ![]() Se un bambino, piccolo o grande, mi chiedesse: “Perché mangiamo gli animali?” o “Perché alcune persone sono povere e altre ricche?” o “Cos’è dio?” o “Perché devo andare a scuola?” o “Vuoi bene ai neri quanto ne vuoi ai bianchi?” o “A chi appartiene la terra?” o “Perché esiste qualcosa invece di nulla?” o “Da dove viene dio?”, io mi accorgerei che le mie risposte sono insoddisfacenti, che le spiegazioni che potrei dare sono insufficienti; e, se dicessi “il mio lavoro consiste nel rispondere a domande come queste”, non sarei più in grado di avvalorare una tale affermazione… Forse mi accorgerei allora che le risposte a tali domande non sono affatto conclusioni a cui io sono giunto ma affermazioni convenzionali, che io ho soltanto assimilato. E forse, con ipocrisia, cinismo o prepotenza, potrei tentare di dissimulare questa constatazione. Ma forse, invece, potrei cogliere l’occasione per riflettere sulla mia cultura, chiedendomi perché noi facciamo ciò che facciamo, come siamo giunti al punto in cui siamo… In questo senso, la mia immaginazione filosofica non può non includere il mio linguaggio e la mia vita. Per comprendere l’interpretazione e il valore che io attribuisco agli standard culturali che mi sono stati dati, devo dunque confrontarli con le mie parole e la mia vita. E, allo stesso tempo, devo confrontare le mie parole e la mia vita con la vita che le parole della mia cultura prefigurano per me. Devo confrontare, insomma, la cultura con se stessa, guardando il modo in cui essa si concretizza in me. Questo mi sembra un compito cui si può giustificatamente attribuire il nome di filosofia… E, in questa luce, la filosofia altro non è che la formazione degli adulti. (Stanley Cavell “La riscoperta dell’ordinario”)
|
Come eroe di carta sai
che gli spari d'inchiostro
non piangono morti
ma portano guai |